Annalisa amava Napoli e il suo quartiere Forcella ma sognava un futuro lontano dalla sua città. Una ragazza sveglia “che teneva gli occhi bene aperti per capire cosa le accadeva intorno e si faceva fin da piccola un sacco di domande”. Si era chiesta perché sua cugina Luisa era costretta a lavorare in un laboratorio nascosto in uno scantinato. Si era domandata perché nessuno facesse nulla per quei ragazzi che lasciavano i banchi di scuola troppo presto. Interrogativi rimasti senza risposta perché un pomeriggio di tredici anni fa la sua vita è terminata nel suo quartiere vittima innocente di un regolamento di conti tra clan. Un giovane camorrista, durante una sparatoria tra clan, si è fatto scudo con il corpo della ragazza. Annalisa, raggiunta al capo, è caduta in una pozza di sangue tra le urla delle cugine. Inutile la corsa all’ospedale più vicino, l’Ascalesi. Il nosocomio non era attrezzato per questo tipo di assistenza e la ragazza, ormai in coma irreversibile, venne trasportata al Loreto Mare. Qui i sanitari non poterono fare altro che constatarne il decesso. I genitori autorizzarono l’espianto degli organi. Aveva 14 anni.

INDIETRO

Giornata vittime delle mafie, da Dodò ai gemelli Asta: 9 storie di bambini uccisi da Cosa Nostra raccontate da don Ciotti

AVANTI
close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Giornata in ricordo delle vittime delle mafie, Don Luigi Ciotti: “Oggi a Locri siamo tutti sbirri”

next
Articolo Successivo

Locri in piazza contro la mafia. Ma giovani e vecchi non parlano la stessa lingua: “‘Ndrangheta? Lei che ne sa?”

next