Domenico Gabriele, Dodò per mamma e papà, undici anni, era uno di quei bambini “vivaci, generosi, pazzi per il pallone”. A scuola andava bene tant’è che lo prendevano in giro chiamandolo “secchione”. Ma per Domenico Gabriele ciò che era importante era stare dalla parte giusta. “Era stato un duro colpo per lui scoprire che nel mondo del calcio avvenivano gravi scorrettezze”. Anche nella sua città, Crotone, non tutti erano come lui. Dodò aveva sentito parlare di “quelli là” dai suoi genitori ma mai avrebbe immaginato di vederli in faccia. La sua vita è finita in un campetto di calcio dove “nell’aria al posto del pallone volavano pallottole” destinate ad un affiliato della ‘ndrangheta. Domenico è morto dopo tre mesi di coma nel 2009.

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Giornata vittime delle mafie, da Dodò ai gemelli Asta: 9 storie di bambini uccisi da Cosa Nostra raccontate da don Ciotti

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