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Audizione in ‘segreta’ per Lo Voi: su Delmastro-Caroccia l’Antimafia riscopre la tutela delle indagini

C’era attesa per l'intervento in Commissione antimafia del Procuratore di Roma, perché avrebbe acceso un “faro” sui rapporti ad oggi non chiariti tra l'ex sottosegretario e i Caroccia
Audizione in ‘segreta’ per Lo Voi: su Delmastro-Caroccia l’Antimafia riscopre la tutela delle indagini
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Miracolo a Palazzo San Macuto: la presidente Colosimo riscopre le garanzie costituzionali e l’audizione di Lo Voi, sui rapporti tra Delmastro e i Caroccia, va in segreta!

C’era grande attesa per l’audizione in Commissione parlamentare antimafia del Procuratore di Roma Francesco Lo Voi, accompagnato dalla aggiunta Palaia e dal sostituto Cascini, perché l’audizione avrebbe da un lato segnato il probabile inizio del nuovo filone di indagine auspicato direttamente dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle “eventuali infiltrazioni” della mafia nella politica e dall’altro avrebbe acceso il primo “faro” sulla madre di tutte le storiacce (più recenti) e cioè i rapporti ad oggi non chiariti tra Andrea Delmastro, già sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia, e la diciottenne Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato per essere uno dei prestanome del clan Senese a Roma.

Come è noto Delmastro e Caroccia, insieme ad un bel pezzo di gruppo dirigente di Fratelli d’Italia in Piemonte, che comprendeva l’allora vice presidente della Regione guidata dal forzista Alberto Cirio, Elena Chiorino (anch’ella travolta dalla vicenda e costretta alle dimissioni) ed il consigliere regionale Davide Zappalà, in quel di Biella, “culla” professionale e politica di Delmastro, hanno fondato insieme la società “Le 5 forchette” finalizzata alla gestione di una bisteccheria sita a settecento kilometri di distanza cioè in Roma.

Un locale frequentato dallo stesso Delmastro, da una rappresentanza significativa del DAP, il Dipartimento della amministrazione penitenziaria allora facente riferimento alla responsabilità politica del sottosegretario Delmastro, e naturalmente dall’ingombrante padre della Caroccia ossia Mauro Caroccia, immortalato sorridente ed abbracciato al sottosegretario in una foto che ha fatto il giro delle redazioni.

Mi piace ricordare che lo scoop iniziale sul Fatto Quotidiano si deve al giornalista Alberto Nerazzini, a conferma della funzione irrinunciabile per la democrazia della stampa libera e tenace, la stessa che ha costretto in questi giorni a riaprire il dossier “Minetti”.

Ebbene, il procuratore Lo Voi ha fatto giusto in tempo a ringraziare per la cortesia istituzionale, a spiegare che l’Ufficio aveva proceduto con i piedi di piombo allorché emersero le prime informazioni sul coinvolgimento dell’On. Delmastro, per evitare equivoci pericolosi (santa prudenza a garanzia della dignità di cittadini innocenti fino a prova contraria!), per poi chiedere, senza che la Colosimo si sorprendesse, di procedere in segreta. Richiesta accolta dalla Presidente e tanti saluti! (Dopo ben un’ora è tornata pubblica la seduta, ma per aggiunte “scolastiche” del tutto innocue).

Scelta opportuna dal momento che il Procuratore Lo Voi avrebbe sicuramente esposto anche fatti al momento sottoposti ad indagini coperte da segreto, ipotesi di accusa al momento non certificate, non sottoposte a contraddittorio, spunti investigativi da sviluppare: evitando la diretta streaming e facendo calare il vincolo del segreto è stata tutelata la reputazione delle persone coinvolte ed è stato rispettato lo spirito costituzionale di quella presunzione di non colpevolezza alla quale ogni democratico è affezionato. Insomma: i processi si fanno con le garanzie stabilite dalla legge nei tribunali e non in diretta streaming, senza contraddittorio.

Peccato che medesima attenzione costituzionale non sia stata adoperata in altre situazioni che invece, probabilmente nelle valutazioni della presidente Colosimo, hanno meritato ben altri riguardi. Evoco, senza soffermarmici, la vicenda Striano che muoveva dalla denuncia del caro (per la presidente!) ministro Guido Crosetto, infuriato con la redazione di Domani per alcuni articoli bene informati e mi concentro in conclusione sulla Strage di Via D’Amelio e la pista “mafia-appalti”, vero “core” della gestione Colosimo. La terza audizione fiume del Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca: due ore senza interruzioni, senza domande, tutta in diretta streaming, aveva fatto saltare sulla sedia più di un qualificato osservatore.

Soprattutto in quella audizione, ma non soltanto, il Procuratore De Luca, pescando abbondantemente da quanto scritto nella curiosa richiesta di archiviazione del filone “mafia appalti”, resasi necessaria non avendo trovato alcune prova del collegamento tra il “nido di vipere-insabbiatrici” e la realizzazione della strage di Via D’Amelio del 19 Luglio 1992, offriva al pubblico giudizio (insindacabile per definizione) una rappresentazione colpevolistica e denigratoria di alcuni noti magistrati coinvolti nelle indagini medesime, alcuni dei quali nemmeno formalmente indagati.

Anche il prof. Fiandaca ha sentito nei giorni successivi l’esigenza di “lasciare agli atti” con un lungo articolo pubblicato da Il Foglio il proprio dissenso, dove si legge: “Insomma, una pesante requisitoria illegittimamente recitata fuori dall’aula giudiziaria ed inevitabilmente riportata dai media non senza enfasi drammatizzatrice, forse con l’alibi pretestuoso che in una audizione parlamentare sia consentito prescindere dalle garanzie individuali obbligatorie invece in un tribunale”. O si prescinde sempre o mai, infatti, il resto, parafrasando, viene dal Maligno!

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