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Bisceglie, una ‘terra di mezzo’ fra guerre di mafia e pochi controlli

Gli omicidi di Lello Capriati, Filippo Scavo poi Angelo Pizzi. Così Bisceglie è stata lasciata nelle mani dell’economia del riciclaggio e delle piazze di spaccio vaganti
Bisceglie, una ‘terra di mezzo’ fra guerre di mafia e pochi controlli
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È ancora vivo e angosciante il dolore per la morte di una ragazza di 12 anni, Alicia Amoruso, e gli striscioni per strada che reclamano giustizia, ma le strade di Bisceglie sono ancora insanguinate: la cittadinanza è turbata e finisce ogni giorno sulle cronache nazionali.

Con l’arresto dei responsabili dell’omicidio di Lello Capriati avvenuto nel 2024 e di Filippo Scavo il 19 aprile scorso al Divine club di Bisceglie, la Dia di Bari infligge un duro colpo ai clan baresi e allo stesso tempo blocca la sanguinosa guerra di mafia tra i Capriati e gli Strisciuglio che stava insanguinando la città in questi mesi. Già nel 2023 si apprendeva dalle relazioni nazionali della Dia che Bisceglie veniva definita “una Terra di mezzo”, sotto il dominio dei Capriati che avevano influenzato i settori del turismo, della ristorazione e della litoranea, piena di lidi e locali.

Ciò avrebbe dovuto portare ad un monitoraggio costante e minuzioso nel rilascio di licenze e concessioni, come prevedono le normative antimafia. La domanda di fondo è come mai la città sia stata lasciata solo con una tenenza dei carabinieri di 5 unità. L’altra domanda essenziale dei biscegliesi è capire come alcuni referenti dei Capriati abbiano fatto a ottenere le autorizzazioni per aprire o subentrare nel settore della ristorazione e dei locali, come afferma la relazione della Dia.

Terribile quello che è avvenuto nel ristorante La Spaghetteria n.1, ovvero l’omicidio di Angelo Pizzi, il caposala di 62 anni, colpito da un gruppo di fuoco dei clan baresi, armato fino ai denti. Lo stesso titolare del ristorante ha subito dichiarato alle forze dell’ordine che probabilmente era lui l’obiettivo del commando.

Tornando ai permessi, il Suap del Comune generalmente concede le autorizzazioni sulla base di una Scia ed effettua controlli antimafia a campione. Ma se nella Scia si omettono le autodichiarazioni sui precedenti penali, cosa succede? Possibile che nessuno si sia accorto al Comune che il locale sarebbe stato messo in piedi dai possibili investimenti dei clan baresi, come si poteva intuire leggendo le relazioni semestrali della Dia?

Eppure segnalazioni e proposte dal 2023 si erano susseguite. L’associazione Libera aveva più volte denunciato la mancanza di vigilanza, il capo dell’opposizione ed ex sindaco Spina aveva proposto già dal 2023 l’istituzione di un posto di Ps a Bisceglie. Insomma i fatti erano noti e certificati, ma nessuno si è mosso, lasciando la Terra di mezzo di Bisceglie nelle mani dell’economia del riciclaggio mafioso e delle piazze di spaccio vaganti.

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