Ma Angelo, quando si metteva una cosa in testa, andava avanti come un toro senza che nessuno riuscisse a fargli cambiare idea. L’imprenditore lo voleva fare a tutti i costi. Aveva aperto una lavanderia, la tintoria Splendor di Corleone, e aveva coinvolto anche la madre. Quasi subito però aveva capito che non era stata una grande idea. «Per il momento si riesce a malapena a coprire le spese e in certi momenti ci si rimette di tasca» scriveva al genitore latitante prima che il piccolo negozio venisse sequestrato in base alle leggi antimafia. Per questo sognava che il suo «carissimo papà» gli desse una mano a mettere in piedi un agriturismo. In una delle sue missive sequestrate nel 2001 al momento dell’arresto di Benedetto Spera, si legge: «Acquisto terreni: sono stato un po’ disubbidiente su questo argomento in quanto sotto le feste mi sono visto con la persona interessata 512151522 191212154 e siamo rimasti che dopo le feste ci dovevamo vedere per discutere. Tu ti ricordi di quel terreno di cui ti ho parlato a Scorciavacche che tu mi hai sconsigliato in quanto terreno brutto, io non ho abbandonato di seguire l’evoluzione dell’affare e mi fanno sapere che il proprietario è disposto a vendere per 400 ml i 38 ettari di cui è composto. Ora io so che i 400 io non ce li ho e che il terreno non è un granché però so che ci sono persone che hanno fatto affari con terreni simili e con cifre più grosse, […] e così per vie traverse ho cercato di sapere come si fa e mi viene detto che ci vogliono gli agganci politici per potere farsi finanziare il terreno tramite prestito trentennale per poi realizzarci oltre il prestito l’impianto di bosco che viene finanziato con un contributo a fondo perduto di circa 8/9 ml ogni ettaro; in più si potrebbe sfruttare Agenda 2000 per eventualmente realizzare delle opere di agriturismo finanziate in parte dalla comunità europea a fondo perduto […] Ora qui mi nascono i dubbi perché quello che ti ho nominato lo ha fatto e possibilmente, se ci vado a parlare di persona, potrebbe essere disposto a mettere in pratica la cosa e questa è una strada. Nel frattempo a Paolo della zia Lina l’ho fatto informare con una sua conoscenza e c’è la possibilità di arrivare ad agganciare tramite comunisti il direttore all’ispettorato agrario».

La scoperta della lettera di Angelo al padre aveva però bloccato tutto. E la polizia leggendola aveva anche capito che sotto i numeri, il «cifrario monoalfabetico», come lo chiamavano loro, con cui il ragazzo celava il nome della persona disposta a intestarsi il terreno, c’era Bernardo Riina o meglio “Binnu Riina”, il vicepresidente della cooperativa Unione, fondata da Bernardino Verro, dirigente dei Fasci e sindaco socialista di Corleone, ucciso da Cosa Nostra il 3 novembre 1915. Binnu Riina: un vecchio amico del boss dei boss, che nel 1969 aveva persino testimoniato in suo favore durante il primo processo alla cosca di Luciano Liggio.

Angelo si era così messo prima a fare l’assicuratore poi, quando i suoi datori di lavoro spaventati dalla pubblicità intorno al nome della compagnia tedesca che dava occupazione a un rampollo del capo dei capi non gli avevano rinnovato il contratto, Angelo ci aveva riprovato con le aspirapolveri. Era diventato un rappresentante assieme ad un cugino acquisito, Giuseppe Lo Bue, suo quasi coetaneo e figlio di Calogero, per decenni amministratore delle terre di Corleone dell’onorevole di Forza Italia, Giuseppe Provenzano.

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