E invece niente. Non vedono niente. L’auto sembra scomparsa nel nulla. Tanto che dopo due ore Calogero Lo Bue rientra indisturbato in famiglia con in mano due pacchi diversi: uno bianco e uno nero. Di quello arancione nessuna traccia. Evidentemente in via Del Calvario Lo Bue e il suo autista hanno tirato dritto. Sono saliti sui monti, forse hanno percorso due strade senza uscita che portano fino a posto chiamato Montagna dei Cavalli. E lì hanno effettuato lo scambio.

Se non è una tombola è almeno una cinquina, pensano i segugi della Duomo. E il loro entusiasmo aumenta ancora quando si rendono conto che la Golf argento è intestata alla moglie di Binnu Riina, 68 anni il vicepresidente della cooperativa antimafia Unione, l’uomo che nel 2001, Angelo Provenzano nominava nelle sue lettere al padre, nascondendone il nome con un codice numerico.
È, dunque, Binnu Riina l’uomo chiave? O bisogna lavorare ancora perché lui in realtà è solo uno dei tanti postini del boss? E soprattutto che cosa c’è in contrada Montagna dei Cavalli, a meno di due chilometri in linea d’aria da casa Provenzano?

Per capirlo i segugi di Renato Cortese decidono di andare il più lontano possibile. S’inerpicano in un bosco a più di 8 chilometri da Corleone, ansimando arrivano verso le due di notte sopra contrada Casale. Piazzano un Celeston, uno di quei grandi telescopi portatili usati per osservare le stelle, e lo rivolgono verso il basso. Dal telescopio seguono le scene di vita quotidiana di Corleone. Lo Bue va a casa di Riina, proprio in fondo alla valle. Qualche giorno dopo Riina sale sulla Golf argento e dopo un po’ riappare sempre sulla strada per Montagna dei cavalli. Ma da lì è impossibile scoprire quale sia la sua meta. Gli alberi nascondono tutto.

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