Cinema

Heath Ledger oggi avrebbe compiuto 40 anni. Tutto quello che non sapete sui film che lo hanno reso immortale

di Marco Colombo

Arrivederci, Heath - 7/7

Davanti alla macchina da presa Heath è un fiume in piena, incita Bale a colpirlo più forte durante la celebre scena dell’interrogatorio e aggiunge molto di suo alla sequenza dell’ospedale. Si traveste infatti da infermiera, panni in cui da bambino era stato costretto per gioco dalle sorelle. A camere spente, invece, si trasforma e rilassa. Ledger non è un attore da “metodo”, di quelli che non abbandonano mai il proprio personaggio. E la sua morte non è certo una tragica conseguenza della mimesi con il Joker. A stroncarlo è piuttosto un mix di medicinali, regolarmente prescritti. Il 22 gennaio 2008 una domestica e la fisioterapista con cui aveva un appuntamento lo trovano nel suo appartamento di Soho, sdraiato sul letto. A faccia in giù, senza vita. Il giorno successivo avrebbe dovuto incontrare Steven Spielberg per parlare di un film che rimane solo un progetto. Un’idea incompiuta. Proprio ciò che rischia di restare Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo, il suo testamento cinematografico. Un’opera che solo la cocciutaggine di Terry Gilliam e l’affetto di Jude Law, Colin Farrell e Johnny Depp permettono di portare a termine. Esce postumo, regalando al mondo l’ultima esibizione di Heath. Così come postumo arriva l’Oscar al Miglior attore non protagonista, ottenuto grazie a Il cavaliere oscuro e a una prova immensa. La statuetta – la seconda consegnata a una stella defunta, la prima per una categoria principale – sarà ereditata dalla figlia, una volta compiuti i 18 anni. Forse quel giorno la piccola Matilda Rose andrà su una spiaggia di Perth, là dove il sole incontra l’Oceano Indiano. E si siederà un poco, sulla sabbia. Ad ascoltare quel vento dolce e appena fresco che ha cullato anche il padre.

Twitter: @Ocram_Palomo

Arrivederci, Heath - 7/7
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