Non fatevi troppe illusioni. L’Oscar 2022 per il Miglior Film e la Miglior Regia non vi faranno strappare i capelli. Buttiamola giù così brutalmente: The Power of the dog e Coda sono i favoriti nella prima categoria; mentre Jane Campion è in pole position come vincitrice nella seconda (si ripresenta dopo 30 anni ed è la prima donna a ricevere una doppia nomination). Lo sappiamo, non è il miglior viatico per stare svegli una notte intera. The Power of the dog è un western claudicante e incerto, uno stilistico vorrei ma non posso, uno squilibrio contenutistico gender fluid che dice a nuora perché suocera intenda. Pietà. Davvero.

Coda – I segni del cuore

Come questo film sia arrivato così in alto in questo anno strambo del primo deciso rientro in sala post Covid è davvero un mistero. Se non fosse per tutto il rigoroso sillabario di regole etiche sul rispetto delle minoranze che l’Academy impone da qualche tempo alle candidature possibili e che modifica, in maniera più o meno inconscia, creatori e produttori che vogliono ambire alla sacra statuetta, saremmo qui a parlare di molto altro. Insomma The Power of the dog è il film perfetto per entrare in questa terrificante tendenza (pensate a Il silenzio degli innocenti come avrebbe potuto sbancare con queste regolette). L’unica possibile insidia arriva proprio nelle ultime ore da Coda, il film di Sian Hedere che è remake sudario del francese La famiglia Belier. Così a memoria nessun remake, con buona pace del candidato silente Steven Spielberg e del “suo” West side story, ha mai vinto un Oscar come miglior film, ma davvero l’Academy in queste settimane internazionali turbolente potrebbe ulteriormente stupirci.

Power of dog

Se in The power of the dog è quest’idea di una sessualità dolorosa e sfuggente (sfuggente perfino alla Campion, sia chiaro) ad imporsi – oltre al coté femminil-femminista – , Coda offre una spuria trametta attorno ad una famiglia di pescatori sordomuti della costa est con figlia minore non sordomuta, loro interprete col mondo, ma anche pronta ad entrare in un college musicale grazie alle sue splendide doti canore. Insomma, un film Disney per la domenica pomeriggio che improvvisamente balza lassù nell’olimpo di chi ce lo vuole mettere, per poi scomparire nella memoria dei ricordi come un Moonlight o un Nomadland qualunque. Poi chiaro gli attori ci danno dentro, soprattutto papà barbuto Troy Kustur, ma esistono anche altre categorie di premio. Ora, fatte queste (lunghe, spiace) premesse non c’è molto altro da aggiungere.

Drive my car

È chiaro soprattutto tra le cinque nomination alla regia che non ci sia una vera candidatura di peso a far ribaltare la bilancia oltre l’etica del regolamento. Escludiamo la confusionarietà senza capo e coda della regia di Kenneth Branagh in Belfast, come l’invisibile regia di Ruysuke Hamaguchi in Drive my car (non dovrebbe essere questa la categoria in cui il pluricandidato a sorpresa film giapponese trionferà) che non è quella esotica e possente di un “orientale” come Bong Joon-ho per Parasite. Escludiamo anche l’immenso Spielberg che passerà da Los Angeles ad onor di firma più per aver rimescolato i colori della tavolozza multietnica in scena che per il rigorosissimo e raffinato copia carbone del film di Wise. Escludiamo infine, e spiace pure qui, Paul Thomas Anderson. In Licorice Pizza la sua è una regia fortissima, onnivora, totalizzante. Nel club dei cinefili avrebbe già piazzato il ko dopo cinque minuti di film forse anche a (questo) Spielberg. Ma all’Academy 2022 non è già più il tempo di Cuaron, Iñarritu, o anche solo di Demme, Eastwood o Oliver Stone.

West side story

Chiudiamo con la pallida decina dei titoli di film. Davvero, ci sono state annate migliori (a occhio, tutte le precedenti), e poi allargare la lista a dieci è un inutile annacquamento di senso e coscienza. Oltre ai già citati come favoriti (The power of the dog e Coda) ci sono anche cinque fuori gioco: Belfast, King Richard, Nightmare Alley, Drive my car, West side story. Su Spielberg e il suo film come su Drive my car ci siamo espressi qualche riga più sopra. Sull’ultimo Del Toro basta dire che c’è molto di meglio a sua firma e che è ancora fresco di Oscar per The shape of water. Su Branagh parlano perfino i trailer. Su King Richard pesa comunque il disinteresse di mezza Hollywood e la sua lunga attesa realizzativa con latenza in black list. Due parole in più invece meritano Licorice Pizza, Dune e Don’t look up.

Dune

Allora, dell’universo mondo che ogni volta PT Anderson controlla e calibra al millimetro non possiamo che rimanere colpiti per originalità e per quello strano impasto vagamente nerd tra passione e cerebralità. Altro interrogativo: come non si può essere colpiti da un film come Dune? Sarebbe il miglior biglietto da visita per cosa significhi prodotto commerciale e autoriale nella Hollywood 2022. Perché questa silenziosa esclusione dalle chiacchiere sui vincitori? Troppa l’acrimonia con cui Denis Villeneuve ha attaccato il sistema delle major travolto dal panico pandemia? Chissà. Così proprio nell’anno in cui un film Netflix (The power of the dog) vincerà l’Oscar ecco anche un’altra bizzarra, grottesca, dilatata apocalisse firmata Adam McKay, sempre Netflix che si affaccia tra le nomination senza sfigurare affatto. È dai tempi di Birdman, e prima vuoto totale, che l’umorismo acuto e profondo di un testo come della messa in scena non diventano il miglior film sulla piazza. È come il solito discorso del differente statuto tra commedia e dramma in Italia. L’Oscar al miglior film proprio non riesce ad essere per un’opera “divertente”?

MIGLIOR FILM:

Belfast
CODA
Don’t Look Up
Drive My Car
Dune
King Richard
Licorice Pizza
Nightmare Alley
The Power of the Dog
West Side Story

Chi vincerà: The power of the dog

Chi vorremmo vincesse: Dune o Don’t look up

MIGLIOR REGIA

Kenneth Branagh, Belfast
Ryusuke Hamaguchi, Drive My Car
Paul Thomas Anderson, Licorice Pizza
Jane Campion, The power of the dog
Steven Spielberg, West Side Story

Chi vincerà: Jane Campion

Chi vorremmo vincesse: PT Anderson

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