Tre bombe in tre giorni: il 2020 a Foggia è una catena di attentati, oltre all’omicidio di un commerciante d’auto avvenuto nella serata di giovedì 2. L’ultimo ordigno è quello che venerdì ha distrutto il Suv di un dirigente di una Residenza sanitaria assistenziale, Cristian Vigilante, che negli scorsi anni aveva denunciato alcuni esponenti della malavita foggiana, poi finiti a processo, per alcuni tentativi di estorsione.

Il fratello della vittima, Luca, spiega che l’uomo è “terrorizzato” e ricorda che “due anni fa accadde che delle persone si recarono da mio fratello per chiedergli di fare da tramite con me e mio suocero (che è proprietario di diverse cliniche private nel foggiano, ndr) per delle richieste anche di un posto di lavoro”. “I due – prosegue Vigilante – erano già sotto intercettazione da parte della polizia. Pochi giorni più tardi siamo stati convocati in questura e agli agenti abbiamo confermato le richieste a carattere delinquenziale”.

La bomba è stata piazzata sotto il suo Discovery Range Rover, parcheggiato in via D’Aragona, nella zona del cimitero: la deflagrazione ha provocato ingenti danni ad altre sei auto parcheggiate accanto al Suv. Danni maggiori alla parte anteriore della Range Rover, più una Fiat Punto ed una Ford Fiesta. È stata anche divelta la saracinesca di un locale e i vetri di alcune abitazioni ai primi piani e le vetrine di alcune attività commerciali sono andati in frantumi.

Nel novembre 2018 l’inchiesta Decima azione, all’interno della quale compariva come vittima il dirigente, portò all’arresto di 30 persone tra presunti affiliati e vertici della criminalità organizzata foggiana, per le quali è in corso un processo con rito abbreviato nel quale, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it, nessuno de 21 imprenditori citati come parti offese – tranne uno – si è costituito parte civile. L’uomo denunciò di essere stato vittima di un tentativo di estorsione da parte dei due uomini che volevano imporgli l’assunzione nella Rsa di una persona da loro indicata prima che iniziassero “i boom e i baam”, alludendo a possibili ritorsioni e attentati.

A quanto si è appreso, l’uomo è stato ascoltato dagli investigatori e avrebbe dichiarato di non sapere cosa ci sia dietro l’attentato. Stando a quanto riferito da alcuni residenti di via D’Aragona non sarebbe la prima volta che la vittima subisce danni a scopo intimidatorio all’autovettura. “Le indagini sull’attentato sono passate nelle competenze dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bari, onde verificare la riconducibilità del fatto a contesti di criminalità organizzata di matrice mafiosa”, ha spiegato il prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, assicurando che gli inquirenti stanno lavorando “incessantemente con le forze dell’ordine per individuare moventi e cause”. Grassi ha poi lanciato un appello alla cittadinanza: “Bisogna continuare a credere nello Stato; lo Stato c’è ed è autorevole”, ha detto, assicurando che anche per la vittima di venerdì sera “saranno garantite adeguate misure di vigilanza”.

“Eravamo in casa abbiamo sentito questo boato fortissimo che ha fatto tremare tre palazzine”, ha dichiarato un residente del complesso di palazzine dove è esplosa la bomba. “Pensavamo ad una fuga di gas o qualcosa di simile. E invece siamo usciti sul balcone e abbiamo visto del fumo – prosegue – Ci siamo accorti di quanto era accaduto. A causa della bomba si è spaccato il parabrezza della mia macchina”.

L’uomo ha raccontato che immediatamente prima della esplosione stava uscendo di casa con la sua bambina di sette mesi, ma che fortunatamente ha rinunciato perché la piccola ha avvertito un malore: “Altrimenti – sottolinea – l’esplosione ci avrebbe colpiti in pieno”. La notte del 31 dicembre, in città, sono stati incendiati due bar, Veronik e New Generation, mentre giovedì sera un 53enne con vecchi precedenti penali per reati contro il patrimonio, Roberto D’Angelo, è stato freddato da due killer con tre colpi alla testa mentre si trovava alla guida della sua autovettura in un viale periferico della città.

“L’inizio del 2020 ci ha nuovamente consegnato un clima di paura. La criminalità ha rialzato la testa e il livello delle sue intimidazioni. Foggia non può cedere a queste minacce e alla violenza di questi parassiti che pensano di poter condizionare la vita della nostra comunità”, ha scritto sul Facebook il sindaco Franco Landella. “Ciascuno di noi oggi è chiamato a proteggere Foggia, coltivando ed affermando il principio di legalità in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata, a partire dalle giovani generazioni. Le istituzioni – assicura Landella – continueranno ad essere accanto allo Stato in questa battaglia, confermando tutta la collaborazione ed il sostegno alle azioni che saranno necessarie”.

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