Papa Francesco ha abolito le parcelle degli avvocati rotali. Da oggi chi ricorre al supremo tribunale che giudica in terzo grado le cause di nullità matrimoniale avrà un difensore ex officio e, nel caso sia abbiente dovrà semplicemente versare un’offerta “a favore delle cause dei poveri”. Bergoglio, inoltre, ha abrogato il motu proprio Qua cura di Pio XI che offriva un appiglio per mantenere i tribunali inter diocesani in Italia e non restituire ai vescovi diocesani il potere di decidere essi stessi come giudici nelle cause nelle quali le ragioni di nullità sono più evidenti. Si tratta del processo breve introdotto da Francesco ed entrato il vigore l’8 dicembre 2015 con l’apertura della porta santa di San Pietro.

Bergoglio aveva puntato più volte il dito contro le parcelle esose della Rota Romana: “L’annullamento dei matrimoni non sia un giro di affari, ma la giustizia sia gratuita”. E nella riforma del processo di nullità il Papa ha chiesto alle Conferenze episcopali, “salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei tribunali, che venga assicurata la gratuità delle procedure, perché la Chiesa, mostrandosi ai fedeli madre generosa, in una materia così strettamente legata alla salvezza delle anime manifesti l’amore gratuito di Cristo dal quale tutti siamo stati salvati”.

Nel documento in cui abolisce le parcelle degli avvocati rotali, Francesco scrive che “il Sinodo dei vescovi recentemente concluso ha espresso una forte esortazione alla Chiesa affinché si chini verso ‘i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito’, ai quali occorre ridonare fiducia e speranza. Le leggi che ora entrano in vigore vogliono proprio manifestare la prossimità della Chiesa alle famiglie ferite, desiderando che la moltitudine di coloro che vivono il dramma del fallimento coniugale sia raggiunta dall’opera risanatrice di Cristo, attraverso le strutture ecclesiastiche, nell’auspicio che essi si scoprano nuovi missionari della misericordia di Dio verso altri fratelli, a beneficio dell’istituto familiare”.

Il Papa, infatti, ha deciso che il vescovo diocesano potrà dichiarare nulli i matrimoni nel processo breve, in aggiunta a quello documentale, “da applicarsi nei casi in cui l’accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti”. L’intenzione di Francesco è che “si favorisca non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio”.

Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve si annoverano quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici.

Twitter: @FrancescoGrana