Il Sinodo dei vescovi apre alla comunione per i divorziati risposati per due voti, ma i gay debbono attendere. Papa Francesco incassa un risultato storico, ma gli oppositori non sono pochi. Tutto il documento finale è stato approvato con la maggioranza qualificata. Dopo tre settimane di dibattito, i 270 padri sinodali hanno deciso di fare una svolta insperata fino alla vigilia dell’apertura dei lavori. Sui divorziati risposati il passaggio chiave, approvato con 178 placet e 80 non placet (il più alto numero di voti contrari registrato nelle votazioni) recita: “Perciò, pur sostenendo una norma generale, è necessario riconoscere che la responsabilità rispetto a determinate azioni o decisioni non è la medesima in tutti i casi. Il discernimento pastorale, pure tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi”. Un’apertura epocale che segna il passo della Chiesa di Francesco che, nel corso dei lavori, ha dovuto subire più volte “indebite pressioni mediatiche”, come ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

Nelle ultime ore prima della votazione del documento conclusivo era stato il cardinale di Vienna Christoph Schonborn ad anticipare la decisione finale del Sinodo. Era prevedibile, invece, che sui gay ci sarebbe stata una freddezza anche nel linguaggio dopo il coming out di monsignor Krzysztof Charamsa, avvenuto non a caso alla vigilia del Sinodo per cercare di portare all’interno del dibattito in aula il “tema dell’amore omosessuale come amore familiare”. Ma per Bergoglio è stato molto importante il grande consenso con cui è riuscito a far approvare la Relatio finalis anche per la lettera che, all’inizio del Sinodo, gli era stata scritta da un gruppo di cardinali che criticavano la nuova metodologia dei lavori.

Sui gay nel documento finale si legge: “Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale”. Sui matrimoni gay “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”.

Il Sinodo chiarisce che “i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle, lo Spirito Santo riversa in loro doni e carismi per il bene di tutti. La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo. Quest’integrazione è necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti. Per la comunità cristiana, prendersi cura di queste persone non è un indebolimento della propria fede e della testimonianza circa l’indissolubilità matrimoniale: anzi, la Chiesa esprime proprio in questa cura la sua carità”.

Per i divorziati risposati i padri sinodali sottolineano che “il percorso di accompagnamento e discernimento orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio. Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere. Dato che nella stessa legge non c’è gradualità, questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. Perché questo avvenga, vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta a essa”.

Twitter: @FrancescoGrana