“Dati su calciatori, attori e cantanti esfiltrati e venduti da poliziotti infedeli. C’era anche un tariffario”: 10 arresti tra Napoli e Belluno
Nel grande mercato delle vacche dei dossier e delle informazioni riservate, l’accesso abusivo a un sistema informatico per avere notizie da banche dati ‘chiuse’, e per scoprire dettagli su contenziosi, precedenti penali, pendenze economiche altrui, costava dai 6 ai 25 euro. Lo ha scoperto la Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, che ha coordinato un’indagine della Squadra Mobile di Napoli diretta da Mario Grassia sui pubblici ufficiali infedeli che gestivano e alimentavano questo business. Tra gli indagati esponenti delle forze dell’ordine, dell’agenzia delle entrate, dell’Inps, di Poste Italiane. Tra le vittime gente famosa: personaggi dello spettacolo, cantanti, calciatori. C’erano almeno 10 agenzie di investigazioni che si rivolgevano a loro, per poi vendere le info ai loro clienti. Le parti offese sono migliaia. La rete del business era ampia e diffusa, con ramificazioni tra Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano, i luoghi dove all’alba sono state eseguite trenta misure cautelari: 4 in carcere, 6 ai domiciliari, 19 obblighi di dimora. Misure chieste dalla sezione ‘sicurezza dei sistemi informatici’ per i reati di di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Il costo degli accessi abusivi era indicato in un file excel rintracciato durante una perquisizione. Dipendeva dal tipo di accertamento: se, per esempio, fatto sulla banca dati riservata alle forze dell’ordine, o su quelle dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate, o delle Poste (due loro direttori di filiale sono indagati). Nelle sue indagini la procura partenopea ha agito in coordinamento con la Procura nazionale antimafia diretta da Giovanni Melillo – pm Antonello Ardituro – e si è rivolta ai colleghi di Milano per uno scambio di informazioni sul caso Equalize.
In conferenza stampa Gratteri ha spiegato il modus operandi: “Esfiltravano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate di calciatori, su imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori e venduto queste informazioni ad alcune agenzie”. “C’era un tariffario” ed erano rappresentanti delle forze dell’ordine che attraverso accessi abusivi compiuti utilizzando le loro password, “esfiltravano dalle banche dati informazioni riservate per rivenderle”. In due anni sono stati 730mila gli accessi alle banche dati riservate eseguiti da due agenti infedeli, 600mila uno e 130mila l’altro, nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio. Proprio da questo “massivo accesso”, ha spiegato il coordinatore della pool cyber-crime della Procura partenopea, Vincenzo Piscitelli, “è partita l’indagine”.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli con il supporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale e delle Comunicazioni Campania Basilicata e Molise e il coordinamento della Procura partenopea, ha portato alla luce l’esistenza e l’operatività di una strutturata organizzazione criminale, ramificata in tutta Italia, finalizzata alla corruzione di Pubblici Ufficiali con lo scopo di acquisire illegalmente informazioni e dati sensibili che finivano per essere oggetto di compravendita. “Il mercato delle informazioni è ancora vivissimo”, sottolinea il pm Vincenzo Piscitelli, titolare del fascicolo con il pm Claudio Onorati.
Sottolinea il procuratore Gratteri: “Se un privato vuole conoscere notizie su un cantante, un calciatore, magari perché c’è un contenzioso in atto, le informazioni per me sono preziose. Hanno un costo, un valore, e vengono vendute. Siamo riusciti a sequestrare un server che convogliava questi dati. Le agenzie si rivolgono illecitamente a questi soggetti e le vendono”.“È un vanto per la Procura di Napoli aver istituto un pool per i reati cyber – sottolinea il procuratore Gratteri – lunedì pomeriggio sono stato a Cesena dove ho parlato con i nuovi ispettori specializzati solo in indagini informatiche. Ringrazio il capo della polizia per aver creato questa nuova scuola”.