I lefevbriani sfidano il Papa: a luglio la nomina di nuovi vescovi. Il Vaticano: “Atto scismatico, la pena è la scomunica”
Dopo mesi di tensioni, dal Vaticano arriva una nuova minaccia di scomunica nei confronti dei lefebvriani, che confermano l’intenzione di ordinare nuovi vescovi a luglio. “Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio. Questo gesto costituirà un atto scismatico e l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa”, ha detto il cardinale Manuel Fernandez, prefetto della Dottrina della Fede, in una dichiarazione diffusa dalla sala stampa della Santa Sede. “Il Papa”, prosegue, “continua nelle sue preghiere a chiedere che i responsabili della Fraternità ritornino sui loro passi”.
La crisi che ha portato a questo punto è antica e si è aggravata negli ultimi mesi, dopo che il 19 febbraio i seguaci di Marcel Lefevbre hanno di fatto chiuso le porte del dialogo con la Santa Sede, decidendo di continuare con le consacrazioni episcopali. Il Prefetto della Dottrina della Fede aveva provato con un ultimo tentativo il 12 febbraio, ospitando nel Palazzo del Sant’Uffizio Davide Pagliarani, il superiore generale dei lefebvriani. Davanti a Fernández, Pagliarani aveva detto che le consacrazioni sono dettate dalla “necessità spirituale in cui si trovano le anime” e quindi dall’esigenza della Fraternità “di assicurare la continuazione del ministero dei suoi vescovi”. L’appello di tornare al dialogo non era però stato accolto, riaprendo una frattura che aveva raggiunto questa gravità solo nel 1988. All’epoca Lefevbre, vescovo francese, sfidò Roma rinnegando la firma di un protocollo d’intesa trovata con Joseph Ratzinger, l’allora Prefetto della Dottrina della Fede, e consacrando quattro vescovi senza mandato pontificio: sia lui che i quattro vescovi furono scomunicati. Era stato poi lo stesso Benedetto XVI a togliere la scomunica nel 2009 ai vescovi sperando in una riconciliazione mai avvenuta. Lefebvre è invece morto nel 1991 ancora scomunicato.
Pagliarini ha assunto il suo ruolo come guida della Fraternità nel 2018 e si è da subito mostrato meno incline al dialogo con Roma. Già il 28 aprile aveva criticato duramente il Vaticano per l’incontro di Papa Leone XIV con l’arcivescova di Canterbury, primate della Chiesa anglicana, Sarah Mullally. Pagliarini ha definito le immagini della preghiera “abominevoli e grottesche” parlando di uno “stato di grave necessità in cui è immersa la Chiesa di Nostro Signore Gesù cristo”. Nonostante le tensioni, il superiore generale aveva chiesto udienza al Papa per “esporre filialmente la situazione attuale della Fraternità”, si legge in un comunicato diffuso il 2 febbraio. La risposta però non è stata quella “sperata e gradita” perché, hanno detto i lefevbriani, “non risponde in alcun modo alle nostre richieste”. Da qui la scelta di procedere con le ordinazioni. Al centro della diatriba c’è una profonda differenza dottrinale che già nel 2016 la Fraternità presentava così: “La proclamazione della dottrina cattolica richiede la segnalazione di errori che sono penetrati all’interno di essa, purtroppo incoraggiati da molti pastori, fino al Papa stesso”.
Ma cosa prevede il diritto canonico? Secondo il Codice, sia il vescovo che consacra senza mandato pontificio sia colui che viene consacrato incorrono nella scomunica latae sententiae, cioè senza bisogno di una dichiarazione formale. La pena è riservata alla Sede Apostolica, il che significa che solo il Papa, o un’autorità da lui delegata, può rimetterla. Attualmente, i vescovi viventi tra i lefebvriani sono due, l’ex superiore generale Bernard Fellay e Alfonso De Galarreta: entrambi, con i defunti Bernard Tissier de Mallerais e Richard Williamson, erano stati consacrati nel 1988. Nel caso in cui decideranno di procedere con le nomine di luglio i due vescovi verranno scomunicati una seconda volta. Fellay e De Galarreta fanno comunque parte di una comunità più ampia nata nel 1970 dopo che Lefebvre ruppe Roma opponendosi alla riforma liturgica postconciliare e al Concilio Vaticano II. Stando ai numeri diffusi dalla Fraternità, in totale ci sono 1.482 membri, di cui 733 sacerdoti e 264 seminaristi. Le suore sono 250 e l’età media degli aderenti è di 47 anni. In totale i membri vengono da 50 Paesi diversi e l’attività pastorale, con 5 seminari, è attiva in 77 nazioni. La Fraternità ha anche 184 case e dirige 94 scuole di cui 54 in Francia.