I soldi agli ospedali svizzeri? L’Italia tuteli le famiglie che hanno perso i figli a Crans Montana
Oltre il danno, anche la beffa. Ha destato enorme scalpore la notizia che alcune famiglie dei ragazzi italiani gravemente ustionati nel rogo di Crans Montana hanno ricevuto fatture di diverse decine di migliaia di euro per il pagamento delle spese mediche sostenute dall’ospedale svizzero di Sion nell’immediatezza della strage avvenuta lo scorso Capodanno al Constellation. Fatture, come quella arrivata alla famiglia di Manfredi Marcucci, il sedicenne studente romano tuttora in cura per le gravi conseguenze riportate nell’incendio, dell’ammontare di 75.000 euro inerenti ad un ricovero in terapia intensiva durato soltanto 15 ore.
Un documento fiscale sul quale non compaiono voci di cure specifiche perché, così come per altri ragazzi gravemente ustionati e intossicati dalle fiamme e dal fumo, la degenza di pochi giorni o addirittura ore è servita solo per coprire l’urgenza sanitaria e praticare l’intubazione e la stabilizzazione di pazienti impossibilitati a respirare autonomamente per poi procedere al trasporto in elisoccorso all’ospedale di Niguarda di Milano nel reparto specializzato al trattamento delle ustioni gravi.
Se è vero che in un primo momento l’ambasciatore italiano in Svizzera, Lorenzo Cornado, aveva rassicurato le famiglie dei ragazzi che non avrebbero dovuto in alcun modo far fronte a tali spese e sulle fatture pareva comparire una postilla con la precisazione che si trattava solo di copie di cortesia (una “cortesia” alquanto inopportuna e di pessimo gusto), a distanza di qualche giorno dall’incontro tra Cornado e il presidente del Canton Vallese, Mathias Reynard, la Svizzera ha fatto sapere che non intende in alcun modo farsi carico di tale somme perché per legge le spese sanitarie seguirebbero un binario autonomo separato da quello giudiziario e, al netto delle responsabilità dei proprietari del Constellation e dei mancati controlli dell’amministrazione comunale del Canton Vallese, lo Stato italiano dovrà rimborsare gli ospedali svizzeri.
È uno di quei casi in cui la burocrazia sembra fregarsene totalmente del dramma accaduto quella maledetta notte in cui hanno perso la vita quarantuno ragazzi di cui sei italiani e più di cento sono rimasti gravemente feriti e intossicati. Ed è uno di quei casi in cui la diplomazia dovrebbe lavorare per stabilire che si è trattato di un evento straordinario di una gravità inaudita causata dall’incuria di chi ora è indagato per disastro, incendio e omicidio colposo ma anche delle istituzioni elvetiche che hanno ammesso di non aver praticato alcun controllo nel bistrot teatro di una delle tragedie di cui i giovani sopravvissuti porteranno il segno per il resto della loro vita.
A complicare la situazione c’è il fatto inequivocabile che una fattura sia a tutti gli effetti un documento fiscale nominale e sulle fatture emesse dagli ospedali svizzeri compaia il nome delle famiglie destinatarie di tali documenti, elemento che potrebbe far ipotizzare che in mancanza di una liquidazione di tali somme, in un prossimo futuro le autorità elvetiche potrebbero rivalersi proprio su quelle famiglie ritenute insolventi.
Per questo motivo, a mio avviso, il governo italiano dovrebbe pretendere uno stralcio fiscale di questi documenti già emessi in maniera che non si possa assolutamente verificare una condizione di eventuale rivalsa sulle famiglie.
Altresì le istituzioni italiane, proprio in virtù dell’eccezionalità dell’evento causato da evidenti responsabilità umane che non ricadono in alcun modo sul nostro Paese, dovrebbero far in modo di ottenere dalla Svizzera reali e concrete rassicurazioni attraverso documenti ufficiali che attestino che il servizio sanitario italiano non sarà tenuto a coprire tali spese. Alcuni feriti svizzeri sono stati curati all’ospedale Niguarda senza che il nostro Stato chiedesse il rimborso delle spese sanitarie e un elicottero della protezione civile italiana è stato impiegato per i soccorsi nell’immediatezza dei fatti così come dovrebbe avvenire nelle situazioni di estrema urgenza dove la mutua collaborazione tra Stati richiederebbe maggiori dosi di buonsenso ed etica piuttosto che la cruda e sterile contabilità delle spese sostenute.