Bologna, ci risiamo! Sulla manifestazione pro ‘remigrazione’ la politica vuole dare lezioni di ordine pubblico
di Mario Della Cioppa*
A Bologna domani è prevista la manifestazione “Remigrazione”, fortemente contestata da movimenti e realtà politiche contrarie. Nelle stesse ore è attesa anche la tradizionale processione di San Luca, con migliaia di fedeli lungo il percorso. In questo contesto il Questore ha disposto lo spostamento della manifestazione in piazza della Pace, motivando la scelta con esigenze di ordine pubblico legate ai rischi di contatto tra gruppi contrapposti. Su questa decisione tecnica si sono innestate polemiche politiche e pressioni rivolte direttamente al Questore.
È legittimo che chi organizza una manifestazione rappresenti pubblicamente il proprio punto di vista ed anche che movimenti e associazioni contrarie esprimano dissenso. Fa parte della dialettica democratica. Il problema nasce quando la Politica entra direttamente nella gestione tecnica dell’ordine pubblico, non più sul piano delle idee ma condizionando valutazioni che spettano esclusivamente alle Autorità di pubblico servizio. Ed è esattamente ciò che sta accadendo, ancora una volta, a Bologna.
Da giorni assistiamo a prese di posizione pubbliche: richieste sugli spostamenti dei presìdi, sulle autorizzazioni, sulle modalità tecniche di gestione della piazza e perfino sull’“equidistanza” che il Questore dovrebbe mantenere. Una pressione che trasforma ogni decisione tecnica in un caso politico, producendo una delle più gravi distorsioni del sistema sicurezza italiano. Nel libro C’era una volta il Questore furono dedicati interi capitoli proprio al rischio del condizionamento politico delle decisioni operative. Il problema non è il confronto istituzionale, fisiologico in una democrazia, ma quando la politica tenta di orientare scelte tecniche di ordine pubblico. E Bologna non arriva dal nulla.
A novembre scorso, la partita Virtus Bologna-Maccabi Tel Aviv, osteggiata da molti fra cui tanti partecipanti alla manifestazione a favore della Palestina tenutasi nelle stesse ore, avrebbe già dovuto insegnare qualcosa. In quel caso era stata individuata una soluzione tecnica orientata a spostare la partita in un’area più decentrata e più facilmente difendibile rispetto al pieno centro cittadino. Ma il ministro dell’Interno bocciò quanto deciso a livello territoriale. Il risultato fu una notte di devastazioni, scontri e feriti tra le forze dell’ordine. Ed è proprio questo il punto che la politica continua a fingere di non comprendere.
Le strategie di ordine pubblico non nascono dall’improvvisazione di un singolo Questore. Esse vengono valutate all’interno dell’unico organismo previsto dalla legge per analizzare preventivamente tutti gli aspetti connessi alla sicurezza: il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto e del quale il Sindaco è componente permanente insieme al Questore e ai rappresentanti delle Forze di Polizia. È lì che vengono ponderati rischi, tensioni, tutela dei diritti costituzionali, sicurezza e protezione delle persone, possibili infiltrazioni violente e conseguenze operative. Ma in quel caso, ciò che era stato deciso fu piegato alla logica della convenienza politica. Una grave invasione di campo che determinò nefaste conseguenze. È questa la vera responsabilità della politica. Non solo nella pressione esercitata sulle Autorità di ps ma nel clima che essa stessa costruisce attorno alla gestione dell’ordine pubblico, trasformandola continuamente in terreno di propaganda e consenso.
Sabato assisteremo a una nuova rappresentazione di quelle vicende in cui poi verrà indicato come responsabile, in caso di incidenti, chi non si sarà piegato alle pressioni e reo, probabilmente, di aver “difeso” un’impostazione operativa condivisa. Così come accadde a novembre, quando a pagare fu proprio il Questore che aveva individuato l’unica soluzione tecnica possibile: il decentramento della partita.
L’ordine pubblico si regge su un equilibrio delicatissimo fatto di prevenzione, mediazione, dialogo e valutazione del rischio, che questa politica condiziona senza averne titolo. Perché quando entra impropriamente nelle decisioni tecniche accade sempre la stessa cosa: si indebolisce chi deve decidere e si preparano le condizioni per scaricare successivamente responsabilità che nascono molto più in alto. Ed è questa la parte più grave: una politica che pressa le Autorità tecniche per ottenere consenso immediato e poi prova a capitalizzare, dimenticando che quei disordini spesso sono anche il prodotto del clima che essa stessa ha contribuito a creare.
Quando la politica dominante interviene per scavalcare o delegittimare valutazioni costruite collegialmente da Prefetto, Questore e strutture territoriali dello Stato, il problema non riguarda più soltanto l’ordine pubblico. Diventa un problema di democrazia.
*Già Questore di Roma e Prefetto