Nonostante i dati continuino a smentirlo, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ne è fermamente convinto: gli imprenditori del turismo non trovano addetti e la colpa non è delle condizioni offerte, bensì del reddito di cittadinanza. Tre giorni fa aveva individuato una possibile soluzione nell‘aumento delle quote di ingresso in Italia di lavoratori stranieri. Sabato, alla convention della Lega, ha rispolverato un tema più congeniale all’elettorato del Carroccio: occorre intervenire sul sussidio introdotto dal governo gialloverde nel 2019 (con il benestare di Salvini che in cambio aveva ottenuto quota 100). La sua trovata? “Propongo di ragionare su un’uscita graduale da questo regime. Ad esempio, a uno stagionale glielo lasciamo al 50% purché vada a lavorare”. Idea brillante ma non proprio nuova: oltre ad essere una delle dieci proposte del comitato Saraceno per la valutazione del reddito, il cosiddetto “cumulo parziale” tra lavoro e sussidio era previsto nella prima legge di Bilancio del governo Draghi e il premier l’aveva anche rivendicato in conferenza stampa. Due settimane dopo si è scoperto che la novità era stata cancellata per problemi di costo, come ammesso dal ministro dell’Economia Daniele Franco.

Il comma inserito nella bozza della manovra era, va detto, molto più conservativo rispetto alle richieste degli esperti nominati dal ministro Andrea Orlando per mettere a punto una riforma organica del rdc (richieste platealmente ignorate, come lamentato in seguito dalla sociologa che ha guidato il gruppo). Oggi ogni 100 euro guadagnati comportano un’immediata decurtazione di 80 euro del sussidio e l’anno successivo concorrono totalmente al nuovo Isee, determinando spesso la perdita del beneficio. Risultato: è come se il guadagno fosse tassato del 100%. Una “follia”, come ha commentato parlando con ilfattoquotidiano.it il direttore del dipartimento lavoro e affari sociali dell’Ocse Stefano Scarpetta.

Il comitato auspicava che questa “aliquota marginale” venisse ridotta al 60%. Il governo non era arrivato a tanto, ma aveva messo su bianco che se un percettore avesse trovato lavoro il suo stipendio avrebbe concorso solo per l’80% alla determinazione del futuro sussidio anche l’anno successivo, una volta aggiornato l’Isee. “In precedenza c’era un’imposta negativa del 100%, ora invece questo viene graduato”, aveva spiegato Draghi ai giornalisti il 28 ottobre 2021. Peccato che il testo, come ormai accade spesso, fosse ancora tutto da rivedere e in parte da riscrivere con un occhio alle coperture. Risultato: nella versione inviata al Parlamento a metà novembre quel piccolo passo avanti era scomparso. Ora Garavaglia ripropone il tema, ma non dà segno di sapere che l'”uscita graduale” era a portata di mano e la maggioranza ha lasciato che fosse eliminata con un colpo di penna.

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