“Non è possibile avere una disoccupazione molto elevata e dall’altra parte mancano 250mila lavoratori“. Parola del ministro del Turismo Massimo Garavaglia che mercoledì, durante il question time a Montecitorio, è tornato a sostenere che la disciplina del reddito di cittadinanza va “rivista” per “attenuarne gli effetti distorsivi nel mercato del lavoro nel settore turistico“. Anche in questo caso, come nell’intervista al Corriere del Veneto mercoledì scorso, a supporto della tesi il ministro porta solo aneddoti che gli sono stati riferiti da imprenditori del settore: “Il reddito di cittadinanza incide soprattutto”, ha detto infatti, “nei casi di rapporti di lavoro temporaneo o stagionale in cui ammontare dei redditi e instabilità del rapporto non risultano sempre allettanti a fronte del rdc percepito. Mi veniva segnalato che c’è chi preferisce fare tre giorni a chiamata e non andare oltre, proprio per non perdere il reddito”.

I dati del resto – dall’andamento dei contratti stagionali nel 2021, quando erano arrivati allarmi identici, alle stime ufficiali sulle difficoltà di reperimento di personale addetto a ristorazione e turismo – lo smentiscono. L’unico numero che ha fornito, i 250mila lavoratori a suo dire “mancanti”, non esiste nel documento che ha citato come fonte, cioè una “recente indagine Uniocamere e Anpal“. Si tratta delle rilevazioni mensili del Sistema Informativo Excelsior sulla domanda di lavoro delle imprese, realizzate da Unioncamere in collaborazione con Anpal. L’ultimo bollettino, datato 11 aprile, dice che le entrate programmate per il periodo aprile-giugno 2022 nei servizi di alloggio e ristorazione e nei servizi turistici sono 343.600, 243.940 in più rispetto allo stesso periodo del 2021. Il riferimento allora potrebbe essere a questa differenza, oppure alle sole entrate previste nella ristorazione, che sono in effetti poco più di 250mila. In ogni caso, quel che conta è che entrambe le stime non riguardano le professionalità che le imprese non riescono a trovare, ma semplicemente quelle che cercano per la stagione estiva. Il bollettino spiega anche quali sono le figure più difficili da trovare: si tratta di operai e tecnici specializzati per l’industria, non personale addetto ai servizi. Per “cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici” la difficoltà di reperimento si ferma al 38,7% contro una media del 40,4%.

In compenso in questa occasione Garavaglia ha dato segno di essere consapevole dell’esistenza di un enorme problema di bassi stipendi, offerte spesso in nero, orari di lavoro oltre il limite dello sfruttamento e straordinari non pagati, come raccontato lo scorso anno dalla videoinchiesta del fattoquotidiano.it citata in una delle interrogazioni parlamentari a cui ha risposto. “Evidenzio che tali aspetti non rientrano nelle mie competenze ma ritengo che i soggetti competenti debbano adoperarsi per il rispetto dei contratti vigenti perché qui siamo nella patologia e non nella norma”, ha detto. Una patologia che appare molto diffusa: come racconta oggi sull’edizione pugliese del Corriere del Mezzogiorno Mirko Moscaggiuri, segretario generale della Filcams Cgil di Lecce, i dati Inps elaborati qualche settimana fa dall’Osservatorio Economico di Aforisma mostrano per esempio che “la retribuzione media annua per i 23mila lavoratori stagionali salentini del turismo si attesta su 4.656 euro all’anno (per cento giornate lavorate), ossia 46 euro lordi al giorno, 6 euro lordi all’ora (senza calcolare lo straordinario non pagato e il giorno di riposo che salta, che abbassano sensibilmente la retribuzione oraria)”. Questo al netto del fatto che se sono i lavoratori a chiedere di lavorare in nero per mantenere il sussidio il sindacato invita le imprese a “denunciare queste situazioni, ma non in modo generico sulla stampa, piuttosto circostanzino i fatti alle forze dell’ordine”.

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