Davanti alla desertificazione produttiva in Sardegna, serve un’alleanza nuova e trasversale
E’ notizia di questi giorni che la maggioranza che governa la Regione Sardegna, dopo un super vertice (super per il numero) le cui ricostruzioni sono opposte, non riesce neanche a mantenere il numero legale in consiglio regionale.
Siamo a metà della legislatura regionale, e ormai vasti pezzi della maggioranza, in modo riservato, ammettono che è una legislatura persa, altri 5 anni persi. Si tratta di capire, data la scadenza delle elezioni italiane (che ricompatterà tutti, almeno formalmente), quando sarà chiaro che la presidente in carica non sarà ricandidata e, quindi, sarà considerata “una morta (politicamente parlando) che cammina”.
Siamo gli ultimi, in quanto genitori, ad augurarci che questo andazzo duri sino al 2029, ma così è. Se continua, i danni “sistemici” per la Sardegna ci saranno. In primis, la creazione di un micro-strato di consulenti/consiglieri, commissari/sindaci, sindacalisti e personale politico che da questa situazione, semplicemente, ci campa, e non ha un altro lavoro altrettanto remunerativo.
Anche se fosse stata una legislatura forte e illuminata (quella che avrebbe potuto essere con Renato Soru, per intenderci) sarebbe stato difficile, ma possibile, risalire la china. Ma tant’è, i sardi hanno deciso. La desertificazione produttiva totale continua.
E’ notizia di queste settimane la crisi delle poche industrie (ex)produttive di Macchiareddu. La situazione in Vittoil (ex Saras) non lascia presagire nulla di buono, né per l’ambiente (inquinamento) né per i lavoratori. Nei paesi è sempre più difficile vivere, lavorare e fare impresa. L’altro giorno, a Siligo, sono stato testimone di come sia impossibile realizzare operazioni apparentemente normali, come rivolgersi ad una azienda specializzata per riparare un cancello automatico. In vaste zone delle Sardegna addirittura anche il settore edile ha difficoltà ad essere presente. C’è la richiesta di attività, ma i prezzi sono così proibitivi che la desertificazione avanza, inesorabile.
La desertificazione produttiva totale, che poi è demografica, è funzionale all’aumento delle servitù. Servitù militare, penale, industriale, e poi quella energetica: ampi spazi “vuoti” che saranno riempiti da chi ha bisogno di territorio, in piena Europa, per realizzare attività produttive (per loro), le quali in altre parti d’Europa sarebbero impensabili.
“I Paesi non sono coltivati in ragione della loro fertilità, ma in ragione della loro libertà”. La Sardegna di oggi è fertile, ha alcune grandi ricchezze del XXI secolo (sole, vento, terra). La libertà è una alleanza dei produttori. Un’alleanza di tutti i produttori sardi: lavoratrici, lavoratori, imprenditori piccoli, medi e grandi, cooperative, consorzi, artigiani, uomini di cultura e di scienza, ricercatori. I produttori sardi, in un’alleanza nuova e trasversale, così come si provò a fare circa 100 anni fa, poco prima del fascismo, possono scrivere la storia di questa terra.
Io e altri, per ragioni esistenziali, ci siamo. Stiamo anche provando ad organizzarci. Associazioni cooperative, sindacati, associazioni di imprenditori, intellettuali, mezzi di informazione alzino la testa. La desertificazione totale produttiva impatta su tutti voi. Stare dietro ad operazioni che rinviano il problema, come svendere i gioielli di famiglia (vedi privatizzazione aeroporti sardi), rinvia di qualche mese/anno il tracollo, nulla più.