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Governo in festa per i dati sul lavoro, ma crescono solo grazie agli over 50. E Bruxelles: “Tassi di occupazione 10 punti sotto media Ue”

In aprile gli occupati sono saliti a 24 milioni e 337mila, nuovo record. La Commissione nella sua ultima In-depth review sull'Italia però ricorda: "Senza un'ulteriore crescita dei tassi di partecipazione e di occupazione l'economia italiana non sarà in grado di conseguire una crescita sostenuta"
Governo in festa per i dati sul lavoro, ma crescono solo grazie agli over 50. E Bruxelles: “Tassi di occupazione 10 punti sotto media Ue”
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Il governo festeggia i dati Istat sull’andamento del mercato del lavoro in aprile: gli occupati sono saliti a 24 milioni e 337mila, +123mila sul mese prima, un nuovo record. Mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, ai minimi dal 2004. “Non c’erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione”, gongola sui social Giorgia Meloni. “Ma c’è un numero che merita di essere sottolineato più di altri: sempre nell’ultimo anno i dipendenti permanenti sono aumentati di 143mila unità, mentre i dipendenti a termine sono diminuiti di 64mila. La sinistra ha sempre detto di voler combattere il precariato. La destra lo sta facendo”. Ma l’entusiasmo della premier sorvola su diverse crepe – le solite – che raccontano una storia meno trionfale.

L’intero aumento degli occupati è infatti più che spiegato dalla fascia degli over 50. In un anno i lavoratori con almeno cinquant’anni sono cresciuti di 419mila unità, mentre gli occupati tra i 35 e i 49 anni sono diminuiti di 158mila e quelli tra i 15 e i 24 anni di 40mila. In altre parole, senza l’espansione della componente più anziana della forza lavoro il saldo occupazionale sarebbe negativo. E a spingere i numeri contribuiscono soprattutto due fattori strutturali: l’invecchiamento della popolazione e l’innalzamento dell’età effettiva di pensionamento. Oggi gli over 50 rappresentano il 42,8% di tutti gli occupati italiani: quasi un lavoratore su due.

Anche il calo della disoccupazione, scesa al 5,1%, merita qualche cautela. Il dato è certamente positivo, ma continua a convivere con uno dei tassi di occupazione più bassi dell’Europa occidentale. Il 63,1% raggiunto ad aprile rappresenta un massimo storico per l’Italia, ma resta circa dieci punti sotto la media dell’Eurozona, come ricorda la Commissione europea nella sua ultima In-depth review sull’Italia. “Senza un’ulteriore crescita dei tassi di partecipazione e di occupazione, che sono ancora circa 10 punti percentuali al di sotto della media dell’area euro, e con una produttività stagnante, l’economia italiana non sarà in grado di conseguire una crescita sostenuta”, si legge.

Bruxelles osserva che, nonostante i progressi degli ultimi anni, il potenziale del mercato del lavoro italiano resta ampiamente inutilizzato. A pesare sono soprattutto la bassa partecipazione femminile e quella giovanile, entrambe ancora significativamente inferiori alla media europea. Le differenze territoriali aggravano ulteriormente il quadro. A livello nazionale la disoccupazione è ai minimi storici, ma nel Mezzogiorno continua a essere più che doppia rispetto al Nord. La Commissione sottolinea inoltre che la scarsa mobilità geografica dei lavoratori sta creando carenze di manodopera in alcune aree settentrionali mentre nel Sud persistono ampie sacche di disoccupazione.

Ma l’ombra più pesante riguarda la produttività. Nel 2025 l’occupazione è aumentata più rapidamente del Pil. Tradotto: l’Italia continua ad aggiungere lavoratori, ma la ricchezza prodotta cresce meno. Il risultato è che la produttività del lavoro continua a diminuire. È il paradosso dell’economia italiana: più occupati ma non necessariamente più crescita. Un fenomeno che la Commissione europea collega a problemi strutturali che vanno dalla ridotta dimensione media delle imprese agli scarsi investimenti in innovazione e ricerca, fino ai livelli insufficienti di competenze e formazione. Nodi che nonostante il Pnrr restano immutati e determineranno la capacità dell’economia italiana di crescere anche quando l’effetto demografico degli over 50 avrà esaurito la sua spinta.

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