Il governo ha “esaminato l’ipotesi” di cumulabilità del reddito di cittadinanza con una parte del reddito da lavoro occasionale, “che avrebbe degli effetti positivi” perché eliminerebbe il disincentivo a rientrare nel mondo del lavoro. Ma l’ha poi abbandonata semplicemente perché “aveva un costo, doveva essere coperta con il décalage ma i cambiamenti poi intervenuti hanno fatto cadere quest’ipotesi“. In audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha ammesso che il governo ha cancellato con un colpo di penna la modifica annunciata in conferenza stampa dal premier Mario Draghi e invocata dal comitato per la valutazione del reddito guidato da Chiara Saraceno per meri problemi di copertura. “E se nella fase parlamentare ci si volesse tornare su credo che sarebbe una buona cosa, accrescerebbe l’incentivo a tornare nel mercato del lavoro”, ha chiosato il ministro, invitando di fatto il Parlamento a rimediare al danno.

La prima versione della manovra, entrata in consiglio dei ministri a fine ottobre, modificava la normativa sul reddito prevedendo appunto che se un percettore avesse trovato lavoro lo stipendio avrebbe concorso solo per l’80% alla determinazione del futuro sussidio, non solo nei mesi successivi ma anche dopo la presentazione del nuovo Isee, cioè l’anno seguente. Poi il testo, come è noto, è stato a lungo rimaneggiato e riscritto dai tecnici del Tesoro. E il Movimento 5 Stelle ha ottenuto che il cosiddetto “decalage”, cioè il taglio di 5 euro al mese, scattasse dopo 6 mesi non per tutti i beneficiari del sussidio ma solo per quanti abbiano rifiutato un’offerta di lavoro. Questo ha ovviamente ridotto i risparmi attesi. Invece che trovare le coperture altrove, il governo si è limitato a cancellare l’unica novità auspicata da tutti gli esperti di contrasto alla povertà. Nella versione finale è rimasta solo la stretta che la Saraceno ha definito “palesemente assurda e punitiva”.

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