Dopo l’inchiesta della procura di Caltanissetta arriva la richiesta di trasferimento per i cinque magistrati coinvolti nello scandalo della gestione dei beni sequestrati. La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha disposto, infatti, l’apertura della pratica di trasferimento d’ufficio, per incompatibilità ambientale nei confronti dei toghe coinvolte nell’inchiesta che ha colpito Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, il magistrato che dal 2010 gestisce un patrimonio miliardario composto dai beni sottratti ai boss mafiosi. I giudici coinvolti sono indagati a vario titolo dai pm di Caltanissetta per corruzione, induzione, abuso d’ufficio, violazione di segreto.

Oltre alla Saguto la pratica del trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale è stata aperta anche per  Lorenzo Chiaramonte e Fabio Licata, entrambi magistrati della sezione misure di prevenzione, per il pm Dario Scaletta, accusato di rivelazione di segreto, e per Tommaso Virga,  ex membro togato del Csm e ora presidente di sezione a Palermo, padre di Walter Virga, da pochi giorni ex amministratore giudiziario dei beni della famiglia Rappa.

La decisione della commissione è stata presa dopo la trasferta di una delegazione del Csm venerdì scorso a Palermo, per incontrare il presidente del Tribunale, Salvatore Di Natale, e quello della Corte D’Appello, Gioacchino Natoli. “Abbiamo assunto questa decisione tempestivamente perché siamo convinti della necessità di tutelare l’immagine ed il prestigio della magistratura palermitana, cui il nostro Paese tanto deve nella lotta alla mafia”,  sottolineano la presidente della Commissione Paola Balducci e il relatore Pierantonio Zanettin.”La credibilità della funzione giudiziaria, in un’area connotata da una una pervasiva presenza della criminalità mafiosa – aggiunge la presidente Balducci – rappresenta un insostituibile baluardo a tutela della legalità”.