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Ultimo aggiornamento: 8:29

Il nostro finanziamento siete voi lettori: Il Fatto ha rinunciato ancora ai contributi pubblici per la stampa. Travaglio: “Ce l’abbiamo fatta! Ora abbonatevi a un prezzo speciale”

Dal 12 al 26 maggio, abbiamo aperto una nuova finestra per abbonarsi a un prezzo scontato
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Ho una bella notizia da darvi: Il Fatto Quotidiano ha rinunciato, anche quest’anno, al finanziamento pubblico alla stampa.

La frase che campeggia sotto la nostra testata — “Non riceve alcun finanziamento pubblico” — resta lì e continua a essere la nostra bandiera. Essere il terzo quotidiano generalista italiano non bastava più. Così, quando è stata approvata la legge che regala ai giornali richiedenti 10 centesimi per ogni copia stampata (calcolata sul 2023), i nostri amministratori hanno preferito presentare la domanda. Non sapevano come sarebbe andato il mercato all’inizio di quest’anno e non volevano precludersi la possibilità di quel finanziamento, qualora si fosse reso indispensabile per far uscire il giornale. Quei 750.000 euro che ci spettavano per legge avrebbero potuto farci comodo.

Nonostante la domanda cautelativa, abbiamo dichiarato fin dall’inizio che avremmo fatto di tutto per non incassare quei soldi. Mentre gli altri giornali — quelli che vivono di fondi pubblici perché non hanno né lettori né notizie — esultavano pensando che saremmo diventati come loro, noi ci siamo messi al lavoro. Abbiamo tagliato i costi e ridotto la foliazione senza penalizzare i contenuti, investendo sulla qualità e sulla campagna abbonamenti per allargare la nostra comunità.

Ce l’abbiamo fatta. I primi mesi del 2026 hanno dato i frutti sperati e la nostra presidente e AD, Cinzia Monteverdi, ha comunicato formalmente a Palazzo Chigi la nostra rinuncia ufficiale ai 750.000 euro, tra lo stupore dei funzionari incaricati.

Nel frattempo, non abbiamo smesso di produrre scoop: dai casi Delmastro, Santanchè, Sgarbi, Sangiuliano e Gasparri, fino all’inchiesta che ha scosso il Quirinale, il Ministero della Giustizia e la Procura Generale di Milano. Abbiamo rivelato che Mattarella aveva concesso segretamente la grazia a Nicole Minetti a febbraio; insieme a Mi manda Rai Tre, abbiamo smontato i presupposti di quel provvedimento di clemenza concesso così frettolosamente. Ora il Quirinale ha chiesto un riesame del caso alla luce di quanto scritto dal nostro giornale.

Su questo fronte, Giuseppe Cipriani (compagno della Minetti), dopo essersi rifiutato di rispondere al nostro Thomas Mackinson, ci ha diffidati e intimato di cancellare tutto, minacciando una causa a New York da 250 milioni di dollari.

Sia chiaro: noi siamo sempre aperti a ospitare repliche e rettifiche, ma nessuno può tapparci la bocca o ordinarci cosa scrivere. Affronteremo spese legali cospicue per difenderci, ma non accettiamo censure.

Questo è il patto stipulato con voi lettori e abbonati fin dal 2009: onorare la verità senza sconti e senza padroni. Continuiamo a camminare con le nostre gambe per raggiungere l’obiettivo dei 100.000 abbonati, la quota che ci metterà definitivamente in sicurezza.

Per questo, dal 12 al 26 maggio, abbiamo aperto una finestra per abbonarsi a un prezzo scontato.
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Ricordatevi che il nostro unico finanziamento pubblico siete voi.

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