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Ucraina, indagato l’ex n.2 di Zelensky: “Riciclaggio di 9 milioni di dollari in un resort con 4 mega ville extra-lusso”

Andriy Yermak, ex capo dell'ufficio del presidente, avrebbe partecipato al progetto "Dynasty" insieme all'ex vicepremier Oleksiy Chernyshov: secondo gli uffici anti-corruzione, gran parte dei fondi sarebbe arrivato dalle tangenti sugli appalti di Energoatom
Ucraina, indagato l’ex n.2 di Zelensky: “Riciclaggio di 9 milioni di dollari in un resort con 4 mega ville extra-lusso”
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Andriy Yermak, ex capo dell’ufficio presidenziale di Volodymyr Zelensky, è indagato in un inchiesta su un presunto riciclaggio di circa 9 milioni di dollari in un progetto immobiliare di extra-lusso vicino a Kiev. Lo hanno confermato l’Ufficio nazionale (Nabu) e la Procura specializzata anti-corruzione (Sapo), che ipotizzano l’esistenza di sistema utilizzato per investire denaro di origine illecita in 4 ville da mille metri quadrati l’una occultandone i veri proprietari.

Tutto ruoterebbe ancora una volta intorno a Oleksiy Chernishov, personaggio molto vicino a Zelensky: nel 2018 l’ex vice primo ministro, che nelle intercettazioni dell’inchiesta “Midas” compare con il nickname di “Che Guevara”, risulta azionista della società a responsabilità limitata Bloom Development. Dall’estate del 2019 la società è proprietaria 4 ettari di terreno a Kozyn, a una cinquantina di km a sud della capitale. A novembre Chernyshov viene nominato dal presidente capo dell’Amministrazione statale regionale di Kiev, motivo per il quale cede la sua quota alla moglie Svitlana Chernishova, il 4 marzo 2020 viene nominato ministro dello Sviluppo Comunitario e Territoriale e due mesi dopo emergono i primi progetti del complesso “Dynasty”: 4 mega-ville da circa 1.000 metri quadri l’una, oltre a una quinta struttura comune con Spa, piscina e palestra, da realizzare sui terreni che Bloom Development possiede a Kozyn.

A giugno, secondo Nabu e Sapo, nel progetto viene coinvolto “Carlson”, ovvero Timur Mindich, ex socio di Zelensky ai tempi della sua carriera televisiva, che i pm considerano la mente dietro l’organizzazione che avrebbe incassato tangenti per 100 milioni di euro negli appalti dell’energia e della difesa, venute alla luce nell’inchiesta che a novembre ha portato alla rimozione di due ministri e dello stesso Yermak da capo dello staff del presidente. Nelle stesse settimane nell’affare entra un altro personaggio noto come “R2” che secondo gli inquirenti è Yermak. Alla fine i partecipanti all’affare saranno quattro, come le ville: “R1”, “R2” appunto, “R3” ed “R4”.

I cantieri, che partono a giugno 2021, secondo la ricostruzione degli inquirenti vengono finanziati in due modi. Da un lato viene creata una cooperativa edilizia, la Sunny Beach, che appare formalmente come committente dell’opera e sui cui conti “R1”, “R2”, “R3” ed “R4” versano i fondi utilizzati per tirar su le ville con una documentazione apparentemente regolare basata su bonifici tracciabili, contratti, giustificazioni contabili e spese registrate ufficialmente. Un canale attraverso il quale sarebbe transitato il 10% del denaro necessario alla costruzione degli immobili.

Il resto arrivava, invece, attraverso grandi quantità di contante che veniva consegnato fisicamente ai responsabili dei lavori. Parte di questo cash, secondo la tesi investigativa, sarebbe il frutto delle tangenti incassate da Mindich e dai suoi sodali sugli appalti di Energoatom, il colosso energetico ucraino, al centro dell’inchiesta “Midas”.

Ben presto emerge, però, una differenza significativa tra il valore reale delle costruzioni e i fondi ufficialmente dichiarati. Una discrepanza nel 2024 avrebbe spinto il gruppo a comprare fatture false per giustificare l’origine del denaro. Un servizio di “regolarizzazione” che secondo la Nabu veniva a costare tra il 15 e il 16% delle somme da ripulire. In tutto nel progetto sarebbero stati riciclati 460 milioni di grivne, circa 9 milioni di dollari.

L’Anticorruption Action Centre, ong ucraina che vigila sulla regolarità degli appalti pubblici, fa notare una coincidenza temporale che in Ucraina non è passata inosservata. Il 15 febbraio 2022, 9 giorni prima dell’invasione russa, l’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden affermò in un discorso alla nazione che 150.000 soldati di Mosca erano schierati lungo il confine, pronti a superarlo. Secondo Nabu e Sapo, il giorno dopo Yermak era preso da altro: il 16 febbraio l’allora capo staff di Zelensky scrive a un architetto per sapere come stesse andando la realizzazione degli interni della sua villa. “Buongiorno! – risponde la designer, inviandogli alcuni rendering della sala da pranzo -. Abbiamo preparato per voi nuove idee per il primo piano, così come i disegni del guardaroba, che vogliamo concordare con voi”.

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