“L’iniziativa in oggetto viene ritenuta incompatibile sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica sia per la contestualità sia per l’oggetto”. Con queste righe la questura di Genova prova a mettere la parola fine all’ennesima provocazione del sindacato di polizia Coisp che l’altro giorno ha indetto per il 20 luglio 2015 una manifestazione in piazza Alimonda “per ricordare la verità del G8 genovese e non solo le storpiature di qualcuno”.

Per chi non lo sapesse piazza Alimonda, insieme alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto, è uno dei luoghi simbolici delle drammatiche giornate di contestazioni al summit internazionale, quello in cui il 20 luglio 2001, nel corso di violenti incidenti fra manifestanti e forze dell’ordine, Carlo Giuliani rimase ucciso a causa di un colpo di pistola sparato dal carabiniere Mario Placanica.

L’annuncio del presidio ha subito scatenato reazioni durissime dentro e fuori Genova, dall’Arci a Sel fino alla famiglia Giuliani, e i toni volutamente polemici dell’evento, a partire dal titolo “L’estintore come strumento di pace” (“tema” già provocatoriamente lanciato anni fa, sempre in occasione del 20 luglio), hanno indotto il questore della città Vincenzo Montemagno a fermare tutto: “L’iniziativa proposta non può essere percepita come non provocatoria per la memoria di Carlo Giuliani come del resto è palesata anche rispetto alla titolazione”.

Va ricordato poi che il Coisp non è nuovo a sortite del genere: è lo stesso sindacato che il 27 marzo 2013 organizza a Ferrara un sit in sotto le finestre dell’ufficio di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso nel 2005 da quattro agenti. Il motivo? Protestare contro la condanna infitta ai colleghi. Sarà un caso, ma proprio due giorni fa la donna aveva deciso di ritirare le querele contro i poliziotti e il senatore Ncd Carlo Giovanardi perché “un’eventuale condanna non cambierà persone che costruiscono la loro carriera sull’aggressività e sul rancore”.

Ma al contrario dei protagonisti del caso Aldrovandi, Placanica non ha avuto conseguenze penali e il 5 maggio 2003 il processo per l’omicidio Giuliani venne archiviato per “legittima difesa” e “uso legittimo delle armi in manifestazione”. Ai sindacalisti del Coisp questo però non è bastato perché, come spiega il loro sanguigno segretario regionale, Matteo Bianchi, il loro vero obiettivo è la memoria di Carlo e i simboli che l’accompagnano. A partire dal cippo di granito posizionato nel 2013 in un’aiuola di piazza Alimonda che ricorda il giorno della sua morte.

“Quel ragazzo era con un passamontagna e un estintore in mano – tuona Bianchi – e se oggi non fosse morto sarebbe in galera per l’omicidio di un carabiniere”. Il sindacato ha anche avviato una raccolta firme “che ha già raggiunto 15mila adesioni” per fare rimuovere la piccola opera scultorea. “Se ci passo di fianco con mio figlio – attacca il segretario ligure del Coisp – e lui mi chiede chi è Carlo gli rispondo che è un giovane morto mentre cercava di ammazzare un militare. A quel punto mi riuscirebbe difficile spiegargli perché gli sia stato dedicato un monumento”.

Nessuna polemica nei confronti della famiglia precisa subito dopo Bianchi: “La nostra iniziativa è per avere un ricordo del G8 a 360 gradi ed è per questo che avevamo invitato a partecipare anche Luca Casarini e Giuliano Giuliani (padre di Carlo, ndr)”.

Fatto sta che, con l’intervento della questura, anche quest’anno il cippo rimarrà al suo posto e il 20 luglio il “comitato piazza Carlo Giuliani” terrà le sue celebrazioni al riparo dalle provocazioni del Coisp. Che se vorrà manifestare dovrà farlo con “modalità di tempo e di luogo diverse”, come del resto avviene ormai da due anni quando, in occasione della ricorrenza, il sindacato ha fatto girare per Genova un camion vela (quelli con i cartelloni pubblicitari sul retro) tappezzato dalle immagini d’epoca dei black bloc in azione nel capoluogo ligure.

Ma Bianchi non si dà pace, tant’è che medita le sue dimissioni dal sindacato e ragiona sull’opportunità di fare ricorso prima in prefettura e poi al Tar: “Non mi rassegno a questa decisione antidemocratica perché non accetto l’idea che quella piazza sia utilizzata solo a uso e consumo di una certa visione dei fatti del G8”. Ma sono i suoi superiori a spiegare che “è impossibile mediare con il comitato piazza Carlo Giuliani onlus una località o un giorno diverso perché questi sono i presupposti simbolici dell’ormai tradizionale commemorazione”.