Quello a Drive My Car per il Miglior Film Internazionale è un Oscar quasi certo. Il magnifico film di Ryūsuke Hamaguchi, rappresentante il Giappone come la nazionalità del suo autore, ha infatti rastrellato finora ogni riconoscimento “pesante” del periodo pre-Oscar, ad eccezione della Palma d’Oro a Cannes che evidentemente meritava, portandosi a casa dalla Croisette il premio per la sceneggiatura che comunque ha un suo valore. E non è un caso che l’Academy abbia votato per la candidatura alla adapted screenplay dell’opera ispirata all’omonimo racconto di Haruki Murakami, contenuto nella raccolta Uomini senza donne (2014). Nessuno si scandalizzerebbe quindi se Drive My Car facesse la doppietta, considerando che difficilmente trasformerà le ulteriori due statuette in cui è nominato (Miglior film e Miglior regia). Insomma, una quaterna di candidature con due quasi certezze a consacrare una delle migliori opere cinematografiche d’annata è quanto ci si aspetta dall’imminente Notte degli Oscar.

Il pur bellissimo È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, che ha vinto il Leone d’argento alla Mostra di Venezia nell’ultima edizione e già vincitore della dorata statuetta per La grande bellezza nel 2014, è probabilmente destinato ad uscire con sorrisi e meritati applausi dal Dolby Theatre così come, prevedibilmente, anche il da noi invisibile bhutanese Lunana: A Yak in the Classroom dell’esordiente Pawo Choyning Dorji e il norvegese The Worst Person in the World del talentuoso Joachim Trier, candidato anche per la sceneggiatura originale del film anch’esso concorrente al Festival di Cannes. Qualche chance invece di contendere l’Oscar “international” a Drive My Car appartiene al documentario danese Flee di Jonas Poher Rasmussen, candidato anche come miglior film di animazione e documentario: il toccante racconto di fuga dall’Afghanistan in guerra del giovane omosessuale Amin è stato apprezzato con evidenza da diverse giurie, a partire da quella del Sundance Film Festival che gli ha tributato il Grand Jury Prize.

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