Dite un po’, ma lo sapete dov’è il Bhutan? Così al volo, aprite una cartina geografica modello planisfero e senza guardare Google puntate il ditino. Ce la fareste? Ecco, allora, ci sembra di sapere tutto del mondo che ci circonda e invece spesso sappiamo poco o niente. Cominciamo quindi dalla visione di Lunana, nelle sale italiane dal 31 marzo grazie a Officine Ubu, uno dei film in concorso nella cinquina degli Oscar come miglior film straniero 2022.

Lunana ha come tag-line italiana “il villaggio alla fine del mondo”, mentre in originale è “A yak in the classroom” (ovvero Uno yak nell’aula scolastica”). Da un lato quindi l’idea di un luogo lontano da un centro urbano moderno e universalmente inesplorato, dall’altro la tradizione che si offre al nuovo arrivato a Lunana con un dono animale. Ugyen (Sherab Dorji) è un giovanissimo insegnante di città piuttosto demotivato. Il provveditorato del luogo lo manda così a fare qualcosa di utile nell’occupare un posto da maestro nella scuola del piccolo villaggio di Lunana, su al Nord del Buthan, quasi al confine col Tibet. Il ragazzo accetta, ma evidentemente non immagina dove finirà. Sei i giorni di cammino per arrivarci, valico dopo valico, notti all’addiaccio. Ugyen arriva a Lunana e scopre che dovrà fare i conti con una totale povertà di mezzi ma anche con un caloroso sentimento degli abitanti dl luogo. Per lavagna userà il muro, il bagno di casa sono due assi di legno all’aperto, al posto dei vetri alle finestre c’è la carta. Carta che è così fondamentale per sopravvivere nel villaggio che per accendere un fuoco tutti usano sterco di yak. Il dono proprio di uno yak, di nome Norbu, al maestrino di città e la collocazione dell’animale proprio nell’aula di scuola (“ha molto freddo”) attiverà nel ragazzo una linea ancestrale di vitalità inespressa dove uomo, animale e natura tornano ad essere un omogeneo, profondo blocco del creato.

Non fatevi però ingannare dai preconcetti sui classici film in cui troviamo il contrasto città vs. campagna (qui montagna) come architrave tonale per far proseguire il racconto tra risatine e gridolini, magari con i soliti buffi comprimari isolati dal mondo o, al contrario, con la diffidenza dei locali verso lo straniero. Lunana – per cui Ilfattoquotidiano.it vi presenta il trailer in anteprima – è un film dal tocco gentile e aggraziato, dallo sguardo privo di retorica e di smancerie. In pratica una contemplazione dell’essenzialità del vivere che si sviluppa sulla comparsa di minute sorprese del quotidiano. Gli attori stanno in punta di piedi e la macchina da presa esplora con elegante e dinamica sobrietà la profondità di campo dello spazio isolato. Certo, il racconto si sviluppa su linee classiche, l’innamoramento del maestrino per una ragazza del luogo, il rapporto tra lui e gli scolari, ma è come se a sovrastare la riconoscibilità drammaturgica, ci fosse la solennità di un sentire profondo riassumibile in una frase pronunciata proprio dalla ragazza di cui si innamora Ugyen, ragazza che offre il suo canto alla natura, da sola, in mezzo ai monti e le rocce: “Le terre non inquinate, sempre ricoperte dalla neve sono lo specchio dei nostri cuori”. La regia e lo script sono di Pawo Choining Dorij. Lunana se la dovrà vedere agli Oscar con È stata la mano di dio di Sorrentino, Drive my car, La persona peggiore del mondo e Flee. Che dire, dopo che l’hai visto ti sembra il migliore della cinquina.

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