La ricostruzione della loro amicizia, i rapporti all’interno della banca, poi una domanda: “David Rossi secondo lei si è suicidato?”. La risposta: “Io non penso”. Parola dell’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari durante la sua audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Rocca Salimbeni, morto la sera del 6 marzo 2013 dopo essere caduto dalla finestra del suo ufficio nella sede centrale della banca senese. Un’audizione particolarmente attesa quella di Mussari per via del suo rapporto d’amicizia con Rossi, che arriva a una settimana dalle parole del pm di Firenze Antonino Nastasi, che all’epoca dei fatti era magistrato a Siena e indagava sulle vicende di Mps. L’audizione è durata quasi quattro ore: iniziata alle 10.40, si è conclusa intorno alle 14.30 dopo una parte finale di circa mezz’ora secretata.

“BIGLIETTINI? NON ERA SUO MODO DI ESPRIMERSI”
Mussari, tra le altre cose, ha espresso seri dubbi anche sui messaggi lasciati da Rossi alla moglie: “Non era il suo modo di esprimersi per il David Rossi che io conoscevo” ha detto in riferimento alla lettera che il manager Mps avrebbe scritto alla moglie Antonella Tognazzi prima di morire. Stesso identico discorso per quanto riguarda il messaggio di posta elettronica alla casella di posta dell’ad Viola del 4 marzo 2013, in cui in teoria avrebbe annunciato il suicidio. “Help stasera mi suicido sul serio, aiutatemi!!!” aveva scritto il capo della comunicazione Mps. “Era questo il registro di Rossi?”, è stato chiesto. Mussari prima ha invitato a fare un confronto fra testi di Rossi, come le prefazioni ai cataloghi di certe mostre promosse da Mps “fra cui quella della mostra su Corto Maltese scritta a quattro mani da me e David”, poi ha l’ex presidente di Mps chiosato: “Non collimano” questi testi “no”.

Mussari ha sottolineato il carattere “riservato, schivo”, “addirittura scostante” di Rossi. Poi ha aggiunto: “Ci legava il silenzio, due parole sono troppe”, “ma discutevamo sulle idee di fondo, sull’idea del bello, del giusto, su un elemento architettonico, su quale è la natura corretta di un messaggio promozionale. Questi erano i nostri elementi di discussione”. La Commissione ha chiesto a Mussari se Rossi fosse a conoscenza di festini di cui è stato parlato in varie ricostruzioni dei media: “David in un festino? Ma lei sta scherzando? Ritengo di no – ha detto – Se avesse saputo di qualcosa anche men che lecito sarebbe andato in procura. Non era nella sua natura, aveva uno stile. Non ce lo vedo a mischiarsi – ha detto ancora – non lo vedo dentro una conversazione che aveva un oggetto di questo genere, di tipo boccaccesco” e comunque “date per scontato che io non so niente. Quando si sarebbero tenuti questi festini? Nel 2011, nel 2012? – chiede Mussari – Lo chiedo perché non lo so”.

“SUICIDIO? ORA NON PENSO”
“David Rossi si è suicidato o no, lei che idea si è fatto?”, ha chiesto la Commissione. “Io non penso”, ha risposto l’ex presidente di banca Mps, che poi ha spiegato chiaramente la sua posizione sulle iniziative poste in essere dalla vedova di Rossi: “C’era rapporto fraterno con David Rossi, e non intendo in senso massonico – ha sottolineato – e su questo piano non si può rimanere indifferente a una moglie che si batte come Antonella (la vedova di Rossi, ndr) che continuano a chiedere giustizia, chiarezza, un livello definitivo di consapevolezza. Io non posso che stare dalla loro parte – ha aggiunto – pur ignorando le ragioni che li muovono. Ma ci sono per scelta ontologica, che prescinde dal dato formale e materiale, per essenza della mia natura in relazione al rapporto di amicizia che avevo con David. David mi avrebbe immaginato lì. Non posso stare da un’altra parte. Poi – ha detto ancora – quando avrò la forza e sarà il momento, con le carte, sarò felice di dare la mia opinione. Ma ora sto con loro”.

I RAPPORTI
“L’unico a cui davo del ‘tu’ in banca era David Rossi, ma solo perché lo conoscevo da prima” ha spiegato l’ex presidente Mps, che successivamente ha raccontato gli ultimi mesi trascorsi dai due. “Con David Rossi ci vediamo l’ultima volta del dicembre 2012 per scambiarci gli auguri Natale, quando sono ancora presidente dell’Abi”, mentre “dal 27 aprile 2012 non ho più messo piede in banca Mps”. Riguardo ai mesi successivi alla cessazione del suo ruolo da presidente, con le inchieste su Mps (la morte di Rossi è del 6 marzo 2013), Mussari parla di “contesto di odio“, “i fatti di quei mesi sono incomprensibili. Capisco la vostra difficoltà di affrontare una situazione storica a distanza di anni, ma quella situazione interruppe i rapporti fra me e David. Non era lecito, non perché fosse illecito, rispetto a quel contesto, sentirsi. Non è lecito, non è utile, non è prudente perché scattano meccanismi di autodifesa. Io in quella fase ero diventato il nemico numero 1″ della banca. “Lui, David, doveva gestire la comunicazione della banca” che per forza di cose va “contro il nemico numero 1“.

“NON SAPEVA DI OPERAZIONI INDAGATE”
Tornando al contesto, quelli erano i mesi – anzi i giorni – delle inchieste sull’operato della banca. Di cui, a sentire Mussari, Rossi era all’oscuro. “Ritengo che David Rossi nulla sapesse delle operazioni Alexandria e Santorini, oggetto di indagine della procura di Siena. Ritengo che nulla ne sapesse. Era già stato interrogato – ha aggiunto – non credo avesse cose di chissà quale significato, di chissà quale rilevanza da riferire. I suoi computer, i suoi strumenti elettronici, la sua posta, sono stati analizzati, da qui nulla è emerso nei fascicoli che mi riguardano, ma ritengo neanche in altri fascicoli altrimenti sarebbero inevitabilmente emersi”.

IL RUOLO DI ROSSI IN MPS
“David Rossi avrà partecipato a un cda di Mps, quando avrà dovuto esporre le linee guida sulla comunicazione o a un nuovo spot della banca che sarebbe andato in onda, altrimenti non partecipava ai cda” ha spiegato Mussari, rispondendo alla Commissione parlamentare d’inchiesta rispetto al suo periodo di presidenza di Mps. Alla domande sulle informazioni cui aveva accesso Rossi, Mussari ha detto che “aveva le informazioni che doveva veicolare verso il pubblico“, fuori dalla banca, come capo della comunicazione di Mps. All’obiezione che forse la presenza di Rossi ai cda non sarebbe stata verbalizzata, Mussari ha ribadito: “David Rossi non ha partecipato ai cda, perché io c’ero. Non è che non risulta dai verbali – ha rimarcato -: lui non c’era ai cda se non per questioni afferenti al suo settore”, della comunicazione. Successivamente, rispondendo a un altro commissario, l’onorevole Cenni, sul ruolo di David Rossi in banca Mps e quali informazioni poteva avere accesso, sempre Mussari ha detto che “Rossi non ha partecipato a riunioni di top management se non per questioni afferenti ad area di competenza”, inoltre ” non ho conoscenza che lui avesse informazioni su operazioni della banca”. “David Rossi non aveva deleghe, era il responsabile della comunicazione – ha sottolineato Mussari – e in questo ruolo semmai aveva capacità di impegnare la banca con terzi per spese a importi stabiliti”, “step per step, in relazione a elementi quantitativi crescenti. Per un primo step poteva decidere da solo la spesa, per uno step successivo rivolgersi a organismi predeterminati della banca per importi più alti”.

“ERA UN AMICO PER ME”
“David Rossi era un fratello, un amico. Lo feci assumere perché nel suo lavoro era il più bravo di tutti” ha poi argomentato l’ex numero uno della banca senese. E ancora: “Non gli ho mai confidato nulla, ma se c’era bisogno di un amico, lui c’era”. “Cerco di parlare poco delle vicende Mps, cerco di tagliare corto e andare oltre quando succede” ha poi riposto Mussari quando gli è stato chiesto se avesse parlato con l’avvocato Giancarlo Pittelli di David Rossi e della sua morte in relazione a un’intercettazione da cui risulta che Pittelli commentava l’ipotesi dell’omicidio, e non del suicidio, del capo della comunicazione di Mps. “Quando ero presidente di Mps non conoscevo l’avvocato Pittelli”, ha rimarcato Mussari, evidenziando che si tratta di una conoscenza risalente a tempi più recenti. “Mi risulta che Pittelli faceva assistenza legale a un’azienda che vendeva diamanti tramite la rete Mps”, “so che è il titolare di una società che aveva un terreno in Calabria su cui voleva sviluppare una struttura turistica e di questo mi ha parlato”.

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