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Caso Almasri, la Cedu: “Presentati due ricorsi contro l’Italia” da due cittadini africani “vittime di torture” in Libia

Un cittadino sudanese e di una donna ivoriana accusano Roma di non aver eseguito il mandato di arresto della Corte penale internazionale contro l’ex capo della polizia giudiziaria libica. Strasburgo esaminerà il caso con procedura prioritaria.
Caso Almasri, la Cedu: “Presentati due ricorsi contro l’Italia” da due cittadini africani “vittime di torture” in Libia
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Il caso Almasri arriva ora davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Cedu ha infatti comunicato al governo italiano due ricorsi riguardanti la mancata esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Osama Almasri, ex capo della polizia giudiziaria libica accusato di crimini contro l’umanità.

I ricorsi

A presentare i ricorsi sono stati un cittadino sudanese e una cittadina ivoriana che sostengono di essere stati vittime di torture, violenze e maltrattamenti durante la loro detenzione in strutture penitenziarie controllate da Almasri in Libia. Secondo quanto riferito dalla Corte di Strasburgo, i due ricorrenti contestano all’Italia di non aver dato esecuzione al mandato della Corte penale internazionale quando Almasri si trovava sul territorio italiano, impedendo così l’accertamento delle responsabilità e negando giustizia alle vittime.

Nel ricorso si sostiene che la mancata esecuzione dell’arresto abbia comportato una violazione dell’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, relativo al diritto alla vita, e dell’articolo 3, che vieta tortura e trattamenti inumani o degradanti. La cittadina ivoriana denuncia inoltre la violazione dell’articolo 4 della Convenzione, relativo al divieto di schiavitù e lavoro forzato, sostenendo che il rifiuto di autorizzare l’azione penale e la mancata consegna di Almasri alla Corte penale internazionale abbiano determinato “un diniego di giustizia”.

La priorità

La Corte europea ha comunicato i ricorsi all’esecutivo italiano accompagnandoli con una serie di quesiti rivolti al governo e ha annunciato di aver deciso di trattare le cause con priorità, ai sensi dell’articolo 41 del regolamento della Corte. Una scelta che conferma la rilevanza internazionale assunta dal caso.

La vicenda Almasri è diventata negli ultimi mesi uno dei dossier più delicati per il governo italiano sul piano giudiziario e diplomatico. L’ex generale libico, accusato dalla Corte penale internazionale di omicidi, torture, stupri e persecuzioni contro migranti detenuti nelle carceri libiche, era stato fermato in Italia in esecuzione di un mandato della Cpi. Successivamente, però, era stato rimpatriato in Libia, una decisione che aveva provocato forti polemiche politiche e istituzionali.

Il deferimento

Ad aprile 2026 la Corte penale internazionale ha deferito ufficialmente l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte per “mancata cooperazione”, ritenendo che Roma non abbia rispettato gli obblighi previsti dallo Statuto di Roma. Secondo la Corte, l’Italia avrebbe impedito l’arresto e la consegna di Almasri e non avrebbe collaborato con l’Aia per risolvere le questioni relative al mandato di cattura.

Il governo italiano, nel frattempo, ha mantenuto una linea difensiva complessa. Da una parte ha promesso alla Corte penale internazionale modifiche legislative sui rapporti tra l’ordinamento italiano e la Cpi; dall’altra ha continuato a difendere davanti alla Consulta la legittimità delle scelte compiute nel caso Almasri, sostenendo la correttezza dell’operato istituzionale (leggi l’articolo di Antonella Mascali e Alessandro Mantovani)

Il caso ha avuto anche conseguenze sul piano costituzionale interno. Diverse vittime attribuite alle strutture controllate da Almasri hanno tentato di intervenire nei procedimenti giudiziari italiani, denunciando un sostanziale blocco dell’azione penale e parlando apertamente di “ragion di Stato”. A maggio, una delle vittime riconosciute nel procedimento è stata dichiarata inammissibile nel giudizio davanti alla Corte costituzionale.

Ora la decisione della Cedu rischia di aprire un nuovo fronte giudiziario internazionale per l’Italia. A Strasburgo il tema centrale sarà stabilire se la mancata esecuzione del mandato della Corte penale internazionale possa configurare non soltanto una violazione degli obblighi di cooperazione tra Stati, ma anche una lesione diretta dei diritti fondamentali delle presunte vittime di torture e violenze commesse nelle carceri libiche controllate da Almasri.

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