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Opere olimpiche, ora è guerra giudiziaria tra Simico e Graffer. Lo scambio di accuse: “Noi vittime”. “A Cortina mancavano persino i permessi”

Cabinovie olimpiche incompiute, accuse incrociate e cause civili: il disastro delle infrastrutture per Milano Cortina 2026
Opere olimpiche, ora è guerra giudiziaria tra Simico e Graffer. Lo scambio di accuse: “Noi vittime”. “A Cortina mancavano persino i permessi”
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È un vaso di coccio tra vasi di ferro la piccola azienda bresciana che si illudeva di realizzare tre cabinovie olimpiche e sembrava destinata a diventare un terzo polo imprenditoriale nel mondo per pochi intimi dei costruttori di impianti a fune in Italia. Ma non ci sta a fare la parte di chi incassa supinamente le accuse di incompetenza, incapacità, inadeguatezza tecnica e progettuale. Alcuni giorni fa Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato e commissario straordinario di Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (Simico), per difendersi dai sospetti di turbativa d’asta nell’affidamento dell’impianto di Socrepes, ha platealmente scaricato tutto su Graffer. Assistito dai legali Maurizio e Massimiliano Paniz, è stato interrogato dal procuratore Massimo De Bortoli. Non solo ha spiegato di aver applicato pesanti penali per inadempienze contrattuali relative ai lavori a Cortina, ma ha annunciato che l’affidamento di un analogo impianto a Bormio è stato annullato e ha fatto capire che potrebbero esserci revoche anche nella gara vinta da Graffer a Livigno, che aveva superato Leitner e Doppelmayr con un prezzo stracciato.

Adesso Graffer si difende e rimanda nel campo di Simico le accuse di ritardi e malfunzionamenti. Perché al colossale pasticcio di Socrepes avrebbe contribuito la fretta di portare a buon fine l’impianto che rischia di rimanere una delle irridenti incompiute dei Giochi. Erano state le richieste del Comitato organizzatore, Fondazione Milano Cortina 2026 di cui Giovanni Malagò è il presidente e Andrea Varnier l’amministratore delegato, a spingere Simico e Saldini a cercare una soluzione in extremis nell’estate 2025. A giugno Leitner e Doppelmayr si erano rifiutate, infatti, di costruire la cabinovia, per mancanza di tempo e per rischio idrogeologico su un versante instabile della montagna. Dopo che l’asta era andata deserta, era entrata in scena Graffer, l’unica disponibile a risolvere (apparentemente) i problemi di Simico, di Saldini, di Malagò, Varnier e del ministro Matteo Salvini. Si era così aggiudicata, sotto diverse forme, le tre cabinovie. Una torta da 132 milioni di euro.

Disastro Simico

Adesso che rischia di diventare il capro espiatorio, economico e giudiziario, la società racconta attraverso il proprio legale un’altra storia. Non sarebbe responsabile, ma vittima dei ritardi. O per lo meno ci sarebbe un fondato concorso di colpe. Il risultato è comunque di una gestione fallimentare anche da parte di Simico, il committente pubblico dei tre appalti. A Cortina l’impianto non è finito, né collaudato. A Bormio il cantiere non è nemmeno stato aperto. A Livigno siamo appena alla fase progettuale. Il bergamasco Benedetto Maria Bonomo è l’avvocato penalista che segue le vicissitudini penali di Graffer e assiste a Belluno il rappresentante legale Angelo Redaelli, indagato assieme a Saldini e al responsabile unico del procedimento, l’ingegnere Valeria Cepi di Simico. Bonomo racconta a ilFattoQuotidiano.it l’altra faccia delle opere olimpiche. E pensare che le infrastrutture sportive avrebbero dovuto essere la legacy, ovvero l’eredità sul territorio, a supporto dello sviluppo turistico, anche se pagate profumatamente dai contribuenti italiani.

“A Bormio gli inadempimenti sono loro”

L’avvocato risponde colpo su colpo a Simico. “Gli inadempienti, sia a Bormio che a Cortina, sono di Simico. Li abbiamo contestati in modo formale. A subire i danni dal loro comportamento siamo stati noi”. In Valtellina si sono visti recapitare il 26 maggio la revoca dell’affidamento da 44,8 milioni di euro, per la cabinovia da realizzare a servizio della pista Stelvio, che portava la data del 18 luglio 2025. “Il progetto di fattibilità tecnico-economica era di Simico, noi abbiamo fatto i piani esecutivi per aprire il cantiere. Problemi di diversa natura sono sorti subito. Non tutte le aree, a differenza di quanto previsto, erano nella nostra disponibilità e c’erano errori nelle misurazioni delle distanze. Abbiamo segnalato tutto alla stazione appaltante che ha sospeso la procedura per sei mesi. A maggio, quando eravamo pronti ad aprire il cantiere, ci è arrivata la letterina di Simico, a cui abbiamo risposto con una contestazione integrale degli addebiti. Abbiamo scritto che le inadempienze sono loro. Abbiamo rispettato il cronoprogramma e il piano di esecuzione era immediatamente cantierabile. Sarà un giudice civile a decidere chi ha ragione”. E l’inchiesta penale? “Non c’è stata collusione con Simico, anzi eravamo divisi”.

La revoca dopo le perquisizioni

Si profila un contenzioso infinito, le cui conseguenze saranno in ogni caso pagate dai contribuenti italiani. Non può sfuggire un dettaglio in questa storia, il fatto che Simico abbia inviato la disdetta dell’assegnazione dell’appalto di Bormio cinque giorni dopo l’avvio dell’inchiesta su Socrepes. Le perquisizioni effettuate su ordine della Procura di Belluno risalgono a giovedì 21 maggio e sono avvenute a Milano, Roma, Cortina, Napoli e Brescia. Il 24 maggio Graffer dichiara di essere in grado di aprire il cantiere. La missiva del commissario Saldini a Graffer con la disdetta è di martedì 26 maggio. Giovedì 28 maggio Saldini si presenta in Procura e può dire che i rapporti con Graffer sono conflittuali al punto che gli ha revocato un’assegnazione da 44,8 milioni di euro. Una versione “sartoriale”, per la linea difensiva.

“A Cortina mancavano i permessi”

A Socrepes le contestazioni di Graffer sono ancora più significative. “Sapevamo dell’acqua sul versante e del rischio di frana. Per questo servivano approfondimenti geologici e carotaggi che ancora non c’erano” continua l’avvocato Bonomo. “Ma non c’erano nemmeno i permessi, che arrivavano a spizzichi e bocconi, prima per la parte alta, poi per la parte bassa. La dichiarazione di immunità di frana della Regione Veneto è arrivata solo a gennaio 2026 e questo ha ritardato tutto. Per non parlare del cambio del direttore dei lavori in corso d’opera voluto da Simico e delle modifiche apportate in fase di esecuzione. C’erano due enti, due soggetti, Graffer e Simico, con due modi di pensare diversi”. Ne viene fuori il quadro di un’ingerenza continua della società pubblica sulle attività di Graffer, che quest’ultima avrebbe segnalato alla committente. Inoltre, dall’agenzia Ansfisa, che controlla la sicurezza degli impianti in Italia, le autorizzazioni erano sempre parziali e condizionate al rispetto di una lunga serie di adempimenti. Sullo sfondo c’è la fretta di Simico di finire la cabinovia in tempo per soddisfare le richieste del Comitato organizzatore delle Olimpiadi che voleva portare in quota il maggior numero di spettatori. E il ritardo nella fornitura delle cabine da parte dei turchi di Anadolu Teleferik, che secondo Saldini avrebbe bloccato l’impianto? “I turchi sono bravissimi, meglio dei cinesi. Anche in questo caso si tratta di questioni da Tribunale civile” conclude l’avvocato Bonomo.

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