Non parliamo neanche di tutte le madri, e padri e in generali famiglie, che, pur senza scuola dai primi di marzo, si troveranno a dover aspettare dopo le elezioni del 20 e 21 settembre, visto che molte regioni hanno deciso, eludendo l’intenzione della ministra Azzolina di riaprire il 14 come data nazionale, di procrastinare di altri giorni l’avvio.

Tutto questo mentre, nel resto d’Europa, le scuole nel frattempo hanno chiuso, poi riaperto, poi richiuso e infine riaperto, gestendo i relativi, ma non immensi problemi conseguenti. Purtroppo da noi ogni normalità e buon senso sembra impossibile. E infatti quello che sto vedendo, nei gruppi Facebook di mamme, parlando con amiche e conoscenti, ha davvero dell’inverosimile. E del tragico, anche.

L’orario, anzitutto. In moltissime scuole è stato ridotto. Che si tratti del pre-scuola la mattina per chi lavora presto o del doposcuola ma anche della stessa normale didattica, i tagli sono stati pesanti in moltissime scuole, col risultato di famiglie che si trovano ad avere la “nuova” scuola magari dalle otto e mezza alle undici e mezza del mattino. Oppure invece delle quattro l’uscita alle due.

L’altro problema riguarda la mensa: in molti casi è letteralmente sparita, oppure arriverà in ottobre, con un mese di inspiegabile ritardo. In altri casi ancora sarà sostituita assurdamente da un lunchbox con pasti precotti in una custodia di plastica, con buona pace della sostenibilità ma soprattutto dell’informazione, perché nessuno studio ha dimostrato la pericolosità di una mensa normale rispetto al Covid, anzi i pasti preparati in sede sono fortemente raccomandati per la salubrità degli studenti, che spesso si ritrovano a consumare il cibo sul proprio banco: un’aberrazione che io trovo simile alla ciotola di insalata davanti al computer, con la differenza che qui non è una scelta, ma è imposta a bambini (e alle famiglie) che hanno bisogno di socialità e anche di sgranchirsi le gambe.

E a proposito: sto sentendo di insegnanti che hanno deciso che non potendo garantire la distanza di un metro ai bambini fuori dai banchi, li costringeranno a stare seduti per tutte le ore di lezione, tempo pieno compreso. Una scelta semplicemente allucinante, per quanto dettata da una interpretazione della legge, che non capisco come possa essere avallata da un dirigente scolastico oppure dallo stesso ministero.

Insomma, in pratica la “nuova” scuola riparte a orari fortemente ridotti e tagliando fuori ogni aspetto di socialità, ritenuto pericoloso ai fini del contagio: via, anche, tutti gli sport e tutte le attività ricreative post scuola, che possono mettere in connessione alunni di classe diverse (me se poi gli studenti, almeno quelli che possono permetterselo, vanno tutti a fare calcio, danza o nuoto in altre società allora non era meglio farli allenare anche a scuola?). C’è da chiedersi se allora non fosse valsa la pena restare con la didattica a distanza, che peraltro molti istituti continuano a praticare, anche qui, mi pare, andando contro le indicazioni del ministero.

La verità è che il Covid ha reso la scuola molto peggiore. Migliore forse per gli insegnanti, più colloqui on line e alunni più controllati, come scriveva proprio su questo blog Alex Corlazzoli. Di sicuro peggiore per bambini e ragazzi e ancor di più per le loro famiglie. Da sempre, un po’ come la sanità, anche per la scuola vale la regola del “culo”: se nasci in una regione dove la sanità funziona, bene, altrimenti problemi tuoi. Così, se finisci in un istituto con ottimi dirigenti e insegnanti, forse potrai continuare a lavorare e fare una vita normale, altrimenti sarà l’inferno.

È il prezzo della tanta osannata autonomia. Tra l’altro, essendo le misure anti Covid una sorpresa dell’ultimo momento – ad oggi oltre la metà delle famiglie e forse più non ha avuto alcuna comunicazione! – non è possibile neanche il cambio di scuola preventivo. I difetti della vecchia scuola, orario ridotto, doposcuola non sufficiente, mense non salubri, scarsa attività motoria dei bambini e ragazzi, carenza di personale sembrano essere ingigantiti. Sono rimasti gli stessi, ma in misura ancora più vasta e grave. Eppure i mesi per prepararsi sono stati tanti, mentre la tanto ritenuta misura rivoluzionaria, il banco a rotelle, non è neanche ancora arrivata.

Le conseguenze di tutto ciò sulle famiglie e in particolare le madri sono incalcolabili. Io ho ascoltato donne autenticamente disperate. Se avevi strappato un pre-scuola mattutino, unito a un doposcuola, unito magari ai nonni forse potevi lavorare a tempo pieno. Ma se salta il primo, il secondo si riduce, se i nonni vanno preservati perché a rischio di contagio come faranno le donne a continuare a lavorare? Anche le baby sitter possono essere un problema, quando ce le si possa permettere.

Ma anche qui c’è il rischio contagio specie quando, a causa dell’ormai fittissima agenda dei ragazzi di oggi, occorre magari alternarne diversi perché trovare chi ti copre una settimana è complicato. In tutto ciò, non stiamo considerando quello che rappresenta la paura più grande di tutti noi: ovvero un ritorno dei contagi, oppure la quarantena in caso di positività, oppure comunque il dovere di tener a casa un bambino con raffreddore e magari lieve alterazione. Altri giorni non coperti da nessuno, altri giorni di acrobazie faticose e pesanti.

I congedi che il governo vorrebbe dare ai genitori coi figli in quarantena andrebbero anche bene se non fosse che sono soprattutto per lavoratori dipendenti e, inoltre, non tengono conto che chi lavora e ha responsabilità, o magari ha un’azienda, non può smettere di lavorare. Ha bisogno di qualcuno che stia con suo figlio, non interrompere il lavoro quando il figlio è a casa. Tutto ciò mi provoca tristezza infinita. So che molte scuole hanno fatto un gran lavoro, che erano sole, che siamo in una situazione pandemica.

E tuttavia non mi pare che si stia prendendo in considerazione sufficiente l’emergenza senza fine di una scuola inadeguata che il Covid ha, come ho detto, reso ancora peggiore. Non mi sembra che se ne parli abbastanza, non mi sembra che ci si preoccupi del fatto che moltissime madri lasceranno il lavoro. Infine non ci si preoccupa di una fetta di genitori che a scuola i figli non li manderanno proprio, specie i più piccoli. Non a caso, c’è un’impennata del fenomeno dell’homeschooling, della scuola fatta a casa. Una pratica che se fatta con tutti i crismi può sostituire anche in meglio la scuola normale, se invece fatta in corsa o comunque senza preparazione rischia solo di sottrarre i bambini all’ambiente scolastico.

Ci prepariamo insomma a un inizio che tale non è e che sta rendendo questo settembre drammatico per tanti genitori e per i bambini e i ragazzi. Fermi sul banco, con un lunchbox in plastica sulle gambe, la mascherina nelle scuole dove il metro non è garantito, l’impossibilità di muoversi durante le pause o uscire. A me questa non pare scuola. Si poteva fare meglio, si poteva fare diversamente (a proposito, ma la scuola diffusa? I musei, i parchi, gli spazi da usare come scuola? Dove sono?).

E per concludere il quadro: in una vignetta ironica, il gruppo Facebook Mamma di Merda,che raccoglie le voci di 60mila madri, fa dialogare due coppie di bambini in strada. I primi prendono in giro le seconde che stanno andando a scuola tutte fiere, ricordandogli che la scuola è chiusa per mancanza di personale e spazi, ma le due rispondono “Ma noi andiamo alla scuola privata, sfigati”. Ecco, a parte alcune paritarie più piccole costrette a chiudere, l’altra amara verità è che la maggioranza degli istituti privati è riuscita a garantire orario pieno, mensa normale e dal primo giorno. A dimostrazione che no, il problema non è il Covid-19.

www.elisabettaambrosi.com

Memoriale Coronavirus

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Successivo

Bambino positivo in un asilo nido in provincia di Trento: in isolamento i compagni e due educatrici

next