Geografia alle medie, un’ora a settimana per obiettivi ministeriali impossibili
Come in ogni scuola media è stato necessario provvedere al nuovo curricolo. Così al Dipartimento di Lettere di aprile ci si è divisi i compiti. Senza grande entusiasmo, lo confesso. Almeno quattro per Italiano e poi due per Storia, come per Geografia. Per la quale mi sono proposto, sapendo che nessuno avrebbe opposto alcuna resistenza. Non ha grande appeal la cenerentola delle materie letterarie, si sa. Un’ora aveva ed una ora avrà. Spazio evidentemente più che esiguo. E una considerazione generalmente scarsa. Anche per questo mi sono proposto. Per vedere come poterci lavorare dal prossimo anno, iniziando con le prime. Per trasformare le indicazioni ministeriali in linee guida da provare a seguire in classe.
Prima di iniziare a scrivere, ho letto, naturalmente. Partendo da quel che ci si attende “al termine della classe terza”. Una prima volta, mi ha lasciato molti dubbi. Così ho riletto. E nuovamente letto. E quindi sottolineato.
Le competenze attese? Innanzitutto “Sapersi collocare spazialmente quale cittadino consapevole, nel proprio contesto locale, nazionale, europeo e mondiale, attraverso il dominio dei principali dati della geografia fisica e umana”. Quindi “Leggere e interpretare il paesaggio”. Analizzando “aspetti fisici e antropici del territorio mediterraneo ed europeo”. Sapendone “individuare gli elementi chiave ed evidenziarne le relazioni tra società e ambiente”.
Il Ministero prevede altre due competenze, ma già le due esplicitate appaiono ambiziose. Molto, ambiziose. Sia ben chiaro. Nessuna incertezza sulla circostanza che un Alunno che esca dalla terza debba raggiungerle entrambe. Piuttosto il timore che non sempre accada. Anzi che un buon numero di Alunni abbia una vaga idea della sua collocazione spaziale. Senza esserne per nulla consapevole. Anche in considerazione della possibilità di poter contare su dati frammentari, sia relativamente alla geografia fisica che a quella umana. A partire dal centro nel quale vivono, passando alla provincia, quindi alla regione. Temo non vada meglio virando sull’analisi degli aspetti fisici ed antropici del paesaggio. Indipendentemente che si tratti di quello mediterraneo oppure europeo.
L’ambizione si trasforma in utopia, passando alle successive competenze. Quella definita “Paesaggio e territorio”. Che prevede l’interpretazione e l’interpretazione de “gli esiti delle interazioni tra le attività umane e il sistema terra, indagando differenti paesaggi e territori”. Spiega il documento, “alle diverse scale geografiche”. Aggiungendo “anche arrivando a immaginare soluzioni e progetti per il miglioramento dei luoghi e delle relazioni tra comunità umane e ambiente”. Insomma si richiede la capacità di proporre soluzioni. Nessuno nega che sarebbe “bello” che i ragazzi fossero in grado di avanzare proposte. Il problema è che per arrivare a delle proposte sarebbe necessario avere una conoscenza approfondita di luoghi. Delle criticità che li interessano. Il problema è che anche Paesaggio e territorio vengono studiati in maniera inadeguata. Spesso “antica”. Vengono studiati soffermandosi su alcuni dati. Mnemonicamente. Senza un ragionamento complessivo.
Come quarta competenza il Ministero ha inserito l’”Organizzazione territoriale, relazioni e dinamiche”. Ovvero la comprensione del “ruolo delle strutture e delle diversità politico-amministrative, economiche, sociali, culturali e ambientali nelle condizioni dei territori e nelle loro relazioni a scala locale, nazionale e mondiale”. Anche su questo “punto”, sono d’accordo. Condivido sul fatto che sarebbe necessario che un Alunno esca dalla terza conoscendo le forme di governo dei diversi Stati. Dei quali saper argomentare richiamando peculiarità culturali. Elementi di economia. Caratteristiche dell’ambiente. Sarebbe necessario, appunto. Peccato che nella gran parte dei casi, gli insegnanti finiscono per ritenersi soddisfatti se almeno qualche Alunno è in grado di elencare meccanicamente una serie di dati. Priva peraltro di una qualsiasi rielaborazione critica.
Prima di passare agli “Obiettivi specifici di apprendimento” e quindi alle ”Conoscenze”, penso. Penso al curricolo. Che va elaborato. Come chiede il Ministero. E sollecita il Dirigente scolastico. Ma penso anche all’ora dedicata. All’unica ora di Geografia. Penso ai ragazzi che non sanno cosa sia una carta stradale. E che senza Google maps sullo smartphone non sono in grado quasi mai di spostarsi autonomamente. Penso agli esperti che hanno pensato e scritto il testo. Penso ai ragazzi, tanti purtroppo, che escono dalla terza media senza minimamente conoscere le province italiane. Penso a quei ragazzi convinti che Vibo Valentia sia in Spagna e che Ascoli Piceno non sia una, ma due città, vicine. In una ignota regione.
Tra molti pensieri, un dubbio. Non nuovo. Che ancora una volta esista una distanza incolmabile tra quel che si immagina sia la realtà della Scuola e quel che è? Nelle classi.
Il curricolo di Geografia l’ho scritto, naturalmente. Per necessità. Consapevole che la classe molto difficilmente raggiungerà le competenze attese dal Ministero. Come gli obiettivi specifici di apprendimento. Non diversamente dalle conoscenze. Le nuove indicazioni non renderanno la Geografia una materia più apprezzata. E neppure studiata meglio.