Per il terzo weekend consecutivo, sono decine di migliaia i manifestanti scesi in piazza a Minsk per protestare contro il presidente Alexander Lukashenko, rieletto per la sesta volta il 9 agosto scorso tra scontri di piazza e accuse di brogli elettorali. Le autorità hanno disposto un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine e l’esercito ha bloccate diverse strade della Capitale, per impedire che i cittadini possano raggiungere i luoghi sensibili del potere. Stando alle informazioni riportate dai media locali, i manifestanti sono stati attaccati con cannoni ad acqua nonostante stiano protestando pacificamente.

Video e immagini che circolano sul web mostrano agenti in uniforme portare via molti cittadini, mentre la gente intorno urla “vergogna” alla polizia. A Minsk le forze di sicurezza hanno tentato di allontanare i dimostranti dal centro usando jeep con davanti montate grate in metallo. Alcune donne si sono sdraiate in strada per fermare l’avanzata dei mezzi. La portavoce del ministero dell’Interno bielorusso, Olga Chemodanova, citata dall’agenzia di stampa russa Sputnik, ha dichiarato che finora la polizia bielorussa ha effettuato 125 arresti in piazza con l’accusa di aver preso parte a “eventi di massa non autorizzati”.

Il 16 agosto scorso l’opposizione è riuscita a portare quasi 100mila persone nelle strade di Minsk nonostante le pressioni e le minacce delle autorità. La stessa cosa si è ripetuta il 23 agosto. Secondo molti media locali, si è trattato delle due più grandi manifestazioni nella storia del Paese. Ma Lukashenko non è rimasto a guardare: solo ieri è scattata una stretta contro i giornalisti (sono stati ritirati gli accrediti a 17 cronisti stranieri), mentre da giorni vanno avanti le operazioni con Mosca per assicurare al presidente l’appoggio delle forze militari russe. Vladimir Putin ha invitato Lukashenko ad “ascoltare la gente che protesta”, ma allo stesso tempo ha fatto sapere di aver costituito una “unità di riserva delle forze di sicurezza” pronta a intervenire.

Una situazione che desta sempre più preoccupazione nella comunità internazionale. Di fronte all’offensiva contro i media stranieri lanciata da Lukashenko, la Germania fa sapere che convocherà l’ambasciatore bielorusso. Lo riferisce una fonte del governo tedesco. In Italia il ministro Luigi Di Maio condanna la linea del presidente bielorusso, mentre il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian spiega che “le misure arbitrarie adottate dalle autorità bielorusse nei confronti di giornalisti sono contrarie alla libertà di stampa. Lancio un appello affinché ritirino immediatamente questi provvedimenti. L’urgenza in Bielorussia è quella di un dialogo nazionale inclusivo. Provvedimenti repressivi contro dei giornalisti non possono contribuire a questo obiettivo”.

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