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E se Netanyahu e Ben-Gvir scrivessero i Racconti dei Chassidim?

NON C'È DI CHE - Posso solo invitarvi a farne esperienza
E se Netanyahu e Ben-Gvir scrivessero i Racconti dei Chassidim?
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I Racconti dei Chassidim di Martin Buber sono una raccolta di insegnamenti, massime e aneddoti leggendari della tradizione mistica ebraica dei chassidim, un movimento religioso sorto in Europa orientale nel 1700. La loro lettura è così entusiasmante che a parlarne si teme di farle un torto, lo stesso che si farebbe a un miracolo tentando di descriverlo (ci riuscivano bene, pare, i discepoli degli zaddikim: quando si raccontavano a vicenda le storie dei loro maestri, una luce si levava dall’oratorio). Posso solo invitarvi a farne esperienza: sono certo che troverete la religiosità gioiosa, esaltata, innocente e poetica dei maestri chassidici corroborante, oltre che una fonte di inesauribile meraviglia. “Chiesero a un Rabbi di raccontare una storia. Lui disse: ‘Una storia va raccontata in modo che sia essa stessa un aiuto. Mio nonno era storpio. Una volta gli chiesero di raccontare una storia del suo maestro. Allora raccontò come il santo Baalshem saltellasse e danzazze mentre pregava. Mio nonno si alzò e raccontò, e il racconto lo trasportò tanto che ebbe bisogno di mostrare saltellando e danzando come facesse il maestro. Da quel momento guarì. Così vanno raccontate le storie’”. Ma come sarebbero questi racconti, estatici e carnali, sublimi e ridicoli, affascinanti e pieni di umorismo (spesso paradossale: “Se non si può passare di sopra, bisogna appunto passare di sopra”), se fossero stati scritti dagli smarriti Netanyahu e Ben-Gvir coi criteri criminali da loro adottati in Palestina e in Libano?

Un giorno un hassid accusò presso il Rabbi di Kowel certuni che passavano le giornate ad angariare i palestinesi e a cacciarli dalle loro terre. “Questo è bene”, disse lo zaddik. “Come tutti gli uomini, essi vogliono servire Dio e non sanno come. Ma ora imparano a perseverare in un’opera. Quando raggiungeranno la perfezione in questo, avranno soltanto bisogno di arruolarsi, e che servitori di Dio saranno allora!”.

Rabbi Isacco lodò una volta un soldato israeliano che era intento a uccidere donne, vecchi e bambini palestinesi: “Quanta premura si dà questo soldato di adempiere il precetto dell’obbedienza agli ordini!” “Ma egli si fa pure pagare per questo” gli fu obiettato. “Egli prende il denaro” rispose lo zaddik “perché gli sia possibile adempiere il precetto”.

Una volta un hassid vide Rabbi Bär che rideva sonoramente davanti alle macerie e ai cadaveri di un villaggio palestinese distrutto dai coloni. Questo gli dispiacque: come si può ridere della distruzione e dell’omicidio? Rabbi Bär gli spiegò: “Mentre rido passa sul mondo l’alito dell’indulgenza, la severità si strugge e ciò che pesava si fa leggero”.

Un giorno un Rabbi disse che digiunare non era più un merito religioso. Gli fu chiesto: “Ma il Rabbi di Zloczow non ha forse digiunato molto?” “Il santo Rabbi di Zloczow”, rispose quello, “quando, terminato il sabato, andava per tutta la settimana al luogo del suo ritiro, soleva rubare cibo e acqua ai palestinesi. Digiunare in questo modo è permesso”.

Un soldato che voleva fare penitenza per aver ucciso dei bambini durante un genocidio, per giunta di sabato, andò dal Rabbi di Ropschitz per sapere che dovesse fare. Si vergognava di confessare allo zaddik il suo peccato, eppure doveva rivelarlo per sapere la relativa penitenza. Perciò raccontò che uno dei suoi amici aveva talmente mancato che per vergogna non aveva potuto risolversi a venire lui stesso, e l’aveva incaricato di chiedere l’espiazione adatta al suo peccato. Il Rabbi lo guardò sorridendo: “Il tuo amico” disse “è uno sciocco. Poteva venire egli stesso e raccontarmi che veniva per conto di un altro che si era vergognato di venire”.

Fu chiesto al Rabbi di Berditshev: “Perché in tutti i nostri trattati di tattica militare manca la prima pagina e ognuno comincia con la seconda?”. Egli rispose: “Per quanto un soldato di Israele abbia ucciso, deve sempre ricordarsi che non è ancora arrivato alla prima pagina”.

Rabbi Elimelech stava visitando un accampamento militare quando a un certo punto scese dalla carrozza, imbracciò un fucile e si mise a sparare insieme coi soldati contro una tendopoli palestinese. Alle domande dei soldati stupiti rispose: “Quando ho visto con quanto slancio esercitate la vostra opera, non ho potuto sopportare di esserne escluso”.

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