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Israele, centinaia di milioni di euro per creare nuove colonie illegali: il governo Netanyahu punta sugli estremisti in vista delle elezioni

Soldi per nuovi insediamenti non ancora legalmente istituiti, sgravi fiscali, finanziamenti per le vie di comunicazione e il supporto di "facilitatori" nell'insediarsi. Il paese tornerà alle urne prima del 27 ottobre, ma per l'esecutivo Netanyahu il progetto della Grande Israele non può fermarsi
Israele, centinaia di milioni di euro per creare nuove colonie illegali: il governo Netanyahu punta sugli estremisti in vista delle elezioni
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Prima di lasciare la guida del Paese, il governo Netanyahu vuole lasciare tutto in ordine secondo i piani prefissati. Soprattutto per quanto riguarda quei dossier che, con l’intensificarsi delle violenze seguite alla strage del 7 ottobre, sono i più invisi alla comunità internazionale. Così, nelle ultime settimane l’esecutivo, spinto dal ministro colono estremista delle Finanze, Bezalel Smotrich, ha approvato nuove leggi e stanziamenti con l’obiettivo di alimentare a suon di centinaia di milioni di euro lo sviluppo degli insediamenti illegali nei Territori Occupati.

Se la Grande Israele è l’obiettivo di questo governo e delle sue anime più estremiste e xenofobe, da adesso alla data del voto, che non andrà oltre il 27 ottobre, ogni iniziativa deve puntare a facilitare la loro espansione, alla faccia degli appelli che arrivano dall’Europa e delle sanzioni imposte da un gruppo, per ora limitato, di Paesi. L’ultima proposta ha il peso specifico maggiore: un’operazione di legalizzazione e finanziamento pubblico degli insediamenti illegali oltre i confini del 1967 riconosciuti dall’Onu, alcuni dei quali situati in enclave delle Aree A e B, cioè quelle ad esclusivo controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese o misto. Per raggiungere questo obiettivo, la settimana scorsa il Parlamento ha approvato d’urgenza lo stanziamento di 100 milioni di shekel, circa 29 milioni di euro, ma adesso è pronto a mettere il timbro su un ulteriore stanziamento da 1 miliardo di shekel, circa 290 milioni, per la creazione e lo sviluppo di avamposti “temporanei” ancor prima della loro completa legalizzazione.

Una corsa contro il tempo per cercare di gettare le fondamenta di un piano espansionistico e coloniale illegale secondo il diritto internazionale, osteggiato, almeno a parole, dalle cancellerie europee, ma che nei fatti, se avviato, Tel Aviv sa bene essere un punto di non ritorno, dato che restituire quei territori alla popolazione palestinese richiederebbe uno sfollamento di massa che nessun esecutivo israeliano vorrà mai intestarsi. Pur non essendo stato pubblicato l’elenco degli insediamenti interessati, il quotidiano TheMarker è riuscito a ricostruire tutte le località che ne beneficeranno. Sono in totale 69, ma la cosa che racconta della necessità del governo di bruciare le tappe è il fatto che molte di esse sono avamposti non ancora istituiti. Nello specifico, si legge, circa 30 località non dispongono del codice speciale assegnato dall’Ufficio Centrale di Statistica una volta approvata la loro istituzione. In totale, più di 50 hanno ricevuto l’ok appena sei mesi fa nelle riunioni di gabinetto del 2025. Per favorire l’insediamento delle nuove comunità, la bozza prevede anche lo stanziamento di milioni di shekel per i “facilitatori comunitari, allo scopo di accompagnare il gruppo iniziale di insediamento in ciascuno dei siti temporanei”.

La spinta all’espansione illegale non si limita a questo già importante stanziamento di fondi. Nelle settimane passate sono stati altri i provvedimenti presi dal governo Netanyahu per favorire la nascita di nuovi insediamenti. Come, ad esempio, la legge approvata dalla Knesset che estende le agevolazioni fiscali ad altri 58 insediamenti, inserendo nell’Ordinanza sull’Imposta sui Redditi nuovi criteri cuciti addosso alle colonie che si spingono oltre i due chilometri a est della Linea Verde. L’agevolazione consiste in uno sconto del 7% sull’imposta sul reddito, per un risparmio che può toccare i 10mila shekel (circa 2.900 euro) a persona all’anno. Costo totale dell’iniziativa: 130 milioni di shekel, circa 38 milioni di euro, all’anno.

Infine, a maggio sempre il ministro Smotrich era riuscito a far approvare lo stanziamento di un ulteriore miliardo di shekel per la costruzione e la pavimentazione delle strade di accesso ai nuovi insediamenti. In sostanza, il governo ha promesso la costruzione di nuove colonie, con annesse vie di comunicazione e garantendo anche sgravi fiscali come incentivo all’occupazione. Un buon modo per compiere un bel balzo in avanti nel processo di annessione totale della Cisgiordania e, soprattutto, un enorme favore a coloni e fanatici dell’occupazione in vista delle prossime elezioni.

X: @GianniRosini

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