Nell’estate dell’emergenza Covid-19, trovare un posto libero dove prendere il sole liberamente e gratuitamente è sempre più difficile. Aumentano le concessioni balneari, che interessano oltre il 50% delle spiagge italiane, mentre l’8% di costa non è balneabile perché il mare è inquinato. È quanto emerge dal nuovo rapporto Spiagge di Legambiente, che fotografa la situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere del nostro Paese, anche grazie a Goletta Verde, la campagna che monitora la qualità delle acque del mare. Legambiente ha messo assieme i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di Regioni e Comuni, e analizzato foto aeree per stilare una classifica dei primi dieci Comuni costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione. Ci sono Alassio (Savona), Jesolo (Venezia), Forte dei Marmi (Lucca), Rimini, Lido di Ostia, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), Alba Adriatica (Teramo), Pozzuoli (Napoli), Giardini Naxos (Messina) e Mondello (Palermo). “Le spiagge rappresentano una straordinaria risorsa del nostro Paese – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – eppure se ne parla solo per le polemiche, in primis la Bolkestein, senza che vi sia un dibattito all’altezza delle sfide da affrontare”. È invece necessario che si approvi una legge di riordino delle coste “che affronti non solo il tema concessioni, ma che dia una prospettiva per valorizzare il patrimonio ambientale e per affrontare i problemi di inquinamento dei mari e erosione costiera”.

L’ULTIMO ATTO DI UNA POLEMICA INFINITA – Di fatto, l’unico tema di discussione e intervento normativo sulle spiagge in 14 anni ha riguardato la proroga senza gara delle concessioni balneari: ultima, in ordine di tempo, quella approvata nella legge di Bilancio 2019 e nel recente decreto Rilancio che le estende fino al 2033, nonostante già nel 2009 l’Ue abbia avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, chiedendo la loro messa a gara, visto che la direttiva Bolkestein del 2006 prevede la possibilità anche per operatori di altri Paesi Ue di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione. “Del resto – spiega Legambiente – che siano una risorsa limitata, e quindi da gestire con trasparenza e attenzione, lo confermano i numeri sempre più limitati di spiagge rimaste libere”.

IN VERSILIA E ROMAGNA SOLO IL 10% DI SPAZI LIBERI – In tutta Italia, dove non si osserva un incremento delle concessioni, il motivo è da ricercare nella mancanza di spiagge libere, come in Versilia o in Romagna, dove meno del 10% dei litorali è free: “Un risultato – spiega l’associazione – che è spesso la somma di corridoi tra gli stabilimenti e di zone in cui è vietata la balneazione”. Il record a Forte dei Marmi, dove lungo 4,7 chilometri di linea costiera si contano 125 stabilimenti, per un’occupazione del 93,7% della costa. Mentre in Liguria ed Emilia-Romagna quasi il 70% è occupato da stabilimenti balneari, in Campania il 67,7%, nelle Marche il 61,8%. E se in Sicilia la percentuale di spiagge in concessione è più bassa che in altre regioni, è pur vero che nel 2019 sono state presentate oltre 600 richieste di nuovi stabilimenti. “A confermare la necessità di controlli sono alcune situazioni di illegalità come a Ostia o Pozzuoli, dove muri e barriere impediscono vista e accesso al mare”, sottolinea l’associazione. D’altronde, sul fronte del numero di concessioni, siamo l’unica nazione europea a non porre alcun limite lasciando la scelta alle Regioni. Tra le più virtuose Puglia, Sardegna e Lazio, dove la quota minima di spiagge da garantire alla libera fruizione (o libera fruizione attrezzata) è regolamentata e fissata tra il 60-50%. Continuano a essere cinque, invece, le Regioni prive di norme che specifichino una percentuale minima da destinare alle spiagge libere: Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Veneto. “Il problema – spiega Legambiente – riguarda il rispetto dei limiti di legge da parte dei Comuni, anche in Regioni che si sono dotate di norme”. Una novità dell’ultimo anno, è la crescita dell’attenzione dei cittadini sul tema: è stato fondato un Coordinamento nazionale Mare Libero e quest’estate sono stati organizzati blitz contro la privatizzazione delle spiagge a Massa, Napoli e Mondello. Mentre si assiste alla riconquista di diverse spiagge libere, da Fiumicino alla Calabria, da Lecce ad Agrigento, con l’abbattimento di stabilimenti abbandonati o con concessioni scadute.

LO SCANDALO DEI CANONI – Nervo scoperto rimane il tema dei canoni pagati per le concessioni. Perché di sicuro sono troppo bassi, con entrate per lo Stato di 103 milioni di euro secondo gli ultimi dati del 2016, a fronte di un giro d’affari miliardario. “Bisogna però distinguere – sottolinea Legambiente – perché tra i 10.812 stabilimenti balneari in Italia troviamo realtà di enorme successo, ma anche concessioni fuori dai circuiti turistici principali”. Qui per poche settimane all’anno si riempiono gli ombrelloni in realtà degradate da inquinamento e abusivismo edilizio. “È evidente che ci sono situazioni scandalose – ricorda Legambiente – come i noti Papeete beach di Milano Marittima, di proprietà dell’europarlamentare Massimo Casanova, che paga 10mila euro di canone annuo a fronte di un fatturato di 700mila euro o il Twiga di Marina di Pietrasanta di Flavio Briatore che ha un fatturato annuo da 4 milioni di euro, ma paga un canone di 16 mila, ma nella revisione dei canoni bisognerà tenere conto di queste differenze”. Nell’estate del Covid aumentano invece, in maniera più o meno significativa, i costi medi per una giornata in spiaggia per le famiglie italiane, già messe a dura prova dalla situazione economica attuale, come evidenziano gli studi Ircaf e Altroconsumo presi in considerazione da Legambiente.

OLTRE LA SPIAGGIA, IL MARE – Non è poi sempre facile fare un bagno in tratti di costa puliti, come emerge dai dati 2020 del portale Acque del ministero della Salute, elaborati da Legambiente. Il 7,8% dei tratti sabbiosi in Italia, tra chilometri di costa interdetti alla balneazione e abbandonati (ossia aree in cui ricade la foce di un fiume, di un torrente o di uno scarico e che non vengono campionate) è sottratto alla balneazione per ragioni di inquinamento, in special modo in Sicilia, Calabria e Campania che in totale contano circa 73,5 chilometri sui 90 interdetti a livello nazionale; mentre sono complessivamente quasi 170 i chilometri di costa ‘abbandonati’ in tutta Italia. Il risultato è che la spiaggia libera e balneabile nel nostro Paese si riduce mediamente al 40%, ma con grandi differenze tra le Regioni.

L’EROSIONE – E mentre l’attenzione si concentra su ombrelloni e stabilimenti, a dover preoccupare è anche la scomparsa delle spiagge per l’aggressione dell’erosione costiera. Dal 1970 i tratti di litorale soggetti a erosione sono triplicati e oggi ne soffre il 46% delle coste sabbiose, con tendenze molto diverse tra le regioni e picchi del 60% e oltre in Abruzzo, Sicilia e Calabria. In media è come se avessimo perso 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 chilometri di litorale in erosione. Se i dati sono inequivocabili a preoccupare è quanto potrà avvenire in uno scenario di cambiamenti climatici e innalzamento del livello del mare come quello in atto, con 40 ambiti costieri a rischio di inondazione secondo gli scenari elaborati da Enea. Intanto aumentano i danni economici. “Se ne sono accorti a Milano Marittima la scorsa estate – ricorda l’associazione – quando una tromba d’aria ha provocato danni stimati per la sola parte pubblica in 2 milioni di euro”. Mentre secondo l’Unione europea l’impatto sulle coste europee di questi fenomeni ha provocato danni pari a 7 miliardi di euro all’anno “ma che, si stima, passeranno a 20 miliardi di euro all’anno nei prossimi anni, con una popolazione colpita pari a 10 milioni di europei”.

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE – Notizie positive arrivano dalla crescita di stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità. Tra le buone pratiche dell’estate 2020, Legambiente segnala in particolare le spiagge accessibili e ‘smoke free’ a Bibione (Veneto), dove sono state installate isole per fumatori, attrezzate con tavoli e sedute costruite con il legno degli alberi caduti durante la tempesta Vaia, e vengono garantiti ampi spazi destinati alla spiaggia libera, pulita dai concessionari, oltre che l’utilizzo gratuito dei servizi degli stabilimenti (bagni, docce, fontanelle) e un lungomare interamente ciclabile e pedonale.

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