Sulle proroghe di 15 anni delle concessioni per gli stabilimenti balneari, previste dalla legge di Bilancio 2019, l’Italia rischia grosso. Dietro i primi Comuni che iniziano a dare il via libera forti della norma italiana e, di contro, le prime diffide ricevute nei giorni scorsi dalle amministrazioni di Rimini e Roma (per il Lido di Ostia) c’è una bomba che rischia di scoppiare in mano alla collettività. Perché la Commissione europea, che già nei mesi scorsi aveva chiesto all’Italia di ritirare la proroga automatica delle concessioni voluta dal governo Conte, potrebbe ora dar seguito a quanto annunciato, ossia far scattare la proceduta di infrazione. Che costerebbe, lo aveva ricordato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, 100 milioni all’anno. Questo perché la proroga al 2034 senza gara pubblica viola l’articolo 12 della Direttiva Bolkestein, approvata nel 2006 per favorire una reale concorrenza nel settore delle concessioni pubbliche. “Qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili – dispone la direttiva comunitaria 123/2006 – gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un’adeguata pubblicità dell’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento”.

LE PRIME DIFFIDE – Ecco perché nei giorni scorsi sono arrivate, da parte di associazioni, comitati e cittadini le prime diffide ai sindaci di località costiere per difendere il diritto di accesso alla spiaggia e fermare le proroghe. Dopo Rimini e Roma, nei prossimi giorni toccherà anche ad altre amministrazioni della Versilia e della Sicilia, oltre che al Comune di Pozzuoli (Napoli). Se i Comuni rinnoveranno automaticamente le concessioni e non faranno le gare, i comitati ricorreranno ai Tar e alla Corte europea di Giustizia. Quella che è a prima iniziativa legale lanciata in Italia, per fermare la proroga delle concessioni per 15 anni, è stata presentata presso la sala stampa della Camera dei deputati, dai portavoce di diverse associazioni e comitati locali, tra cui Legambiente, Comitato mare x tutti (Lido di Ostia-Roma), Coordinamento flegreo mare libero, Comitato spiagge in comune (Versilia). L’obiettivo è anche quello di denunciare “che si continuano a concedere concessioni senza controlli e a canoni bassissimi a fronte di guadagni rilevanti”. Mentre la Bolkestein prevede che l’autorizzazione venga rilasciata “per una durata limitata adeguata” e non possa prevedere “la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami”.

LA PRIVATIZZAZIONE DEI LITORALI – La conseguenza? “In alcune realtà si è arrivati a una vera e propria privatizzazione dei litorali”. E poi ci sono casi eclatanti. “Il mare della Capitale – ha spiegato Athos De Luca, del Municipio di Ostia – è stato asservito a una lobby nella quale si è infiltrata anche la mafia”. Ogni anno il sindaco di Roma emette un’ordinanza sui lidi, che viene messa in un cassetto e mai applicata. “Lì c’è tutto – continua – l’obbligo per gli stabilimenti di permettere l’accesso alla spiaggia (chiuso da un muro abusivo lungo sette chilometri) e di rimuovere le barriere che impediscono di vedere il mare. Solo l’applicazione di quella ordinanza sarebbe una rivoluzione”.

NESSUN DIETROFRONT DAL MINISTRO – Da qui la diffida, per evitare che si proceda con proroghe che, secondo i comitati, sarebbero ben presto definite illegittime e aprirebbero un ennesimo conflitto con la Commissione Europea. Già nel 2016 una sentenza della Corte di giustizia europea aveva confermato che le concessioni delle spiagge rientravano a pieno titolo in questa direttiva. Eppure nei giorni scorsi il ministro del Turismo Gian Marco Centinaio, che aveva annunciato il suo impegno per evitare l’infrazione e “per far capire all’Europa la nostra posizione”, ha ribadito la sua linea: “Il nostro obiettivo è far uscire gli stabilimenti balneari dalla direttiva Bolkestein e, allo stesso tempo, rivedere i canoni demaniali, che sono troppo bassi”. E ha ricordato: “Altri Paesi, come Spagna e Portogallo, hanno fatto proroghe di 85 anni che sono state accettate dall’Europa. I nostri 15 anni servono ai balneari italiani per tornare a lavorare e fare investimenti”.

LE RICHIESTE DELLE ASSOCIAZIONI – Ma proprio ad altre realtà europee guardano le associazioni da cui sono partite le diffide: “Come già avvenuto in altri Paesi, molto più senso – spiegano – avrebbe definire un nuovo quadro normativo che lavori nell’ambito di quanto già prevede la direttiva”. Nuove norme necessarie per gestire una situazione oggi molto complessa, con circa 30mila concessioni su migliaia di chilometri di coste sabbiose e “alcuni Comuni dove si arriva all’80 per cento e dove libere rimangono solo le aree non balneabili”. Una situazione “non più governabile – osservano associazioni e comitati – con proroghe e aggiramenti delle direttive europee che porterebbero solo a una procedura di infrazione contro il Governo italiano e all’annullamento degli atti approvati dai Comuni. Le spiagge italiane meritano ben altra attenzione”.

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