Le critiche alla Ferrari elettrica? Il sintomo di un Paese che non vuole cambiare
Certe volte, mi domando come è possibile che viviamo in un paese così ostile a tutte le innovazioni. Esempio recente: la nuova Ferrari elettrica “Luce”. Avete notato sicuramente l’ondata di critiche che sono passate sui vari social e sulla stampa. Molti l’hanno giudicata un tradimento. Persino il colore blu delle immagini del nuovo modello è stato considerato offensivo.
Ora, pensateci un attimo. La Ferrari non è mai stata un “auto del popolo”. È sempre stata un’auto ad altissimo livello tecnologico, apprezzata per questo da quelli che se la potevano permettere. Un’auto che rappresentava, e tuttora rappresenta in molti modi il prestigio dell’ “Azienda Italia”. Ma il mercato internazionale delle auto sta rapidamente cambiando, orientandosi verso la trazione elettrica, e questo specialmente nelle sezioni dei veicoli di lusso, dove la Ferrari compete. In Cina, il mercato più importante al momento, le auto elettriche/ibride stanno soppiantando quelle tradizionali specialmente nelle zone urbane a più alto sviluppo economico. I costruttori europei si sono accorti che devono elettrificare, altrimenti le loro auto in Cina non le vuole più nessuno.
La Ferrari ha fatto semplicemente quello che altri costruttori europei stanno facendo. Che senso avrebbe insistere con tecnologie che stanno rapidamente diventando obsolete? Eppure questo è stato il senso delle critiche: bisogna rimanere legati ai vecchi motori termici rombanti. Un po’ come se in Italia dovessimo ancora avere l’Ansaldo o la Breda che costruiscono locomotive a vapore perché è la loro tradizione e che le potessimo esportare in Cina.
La levata di scudi contro la Ferrari elettrica è solo un sintomo di un declino generalizzato della capacità di innovare che ci troviamo ad affrontare in questo paese. A partire dall’opposizione generalizzata alle energie rinnovabili, l’opinione generale è che non si può è non si deve cambiare nulla. Chiaramente, esistono interessi finanziari giganteschi che mirano a mantenere l’Italia legata alle energie fossili, però così rischiamo di diventare obsoleti di fronte ai grandi cambiamenti che stanno interessando il mondo intero. Per non parlare dei rischi che corriamo di fronte alla crisi geopolitiche come la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Fortunatamente, c’è anche chi queste cose le ha capite e qualcuno cerca di muoversi nella direzione giusta. Vi segnalo una petizione recente firmata da 75 scienziati e ricercatori che invita il settore politico detto “Campo Largo” a impegnarsi seriamente sulle rinnovabili, superando gli interessi particolari della lobby dei fossili. L’ho firmata anch’io, ma non è questione di parti politiche. L’Italia deve darsi una mossa verso l’indipendenza energetica, altrimenti finiamo nel dimenticatoio della storia.
La petizione la trovate qui. Vi passo i primi tre paragrafi:
Siamo cittadini, studiosi e attivisti indipendenti. Non apparteniamo a schieramenti politici, ma guardiamo con interesse e speranza alla creazione di una coalizione alternativa all’attuale governo, i cui gravi errori in campo energetico si stanno palesando oggi in tutta la loro drammaticità.
L’aver puntato sull’Italia come “hub del gas”, e l’aver evitato di affrontare seriamente il tema di come favorire una maggiore penetrazione delle energie rinnovabili nel nostro Paese, sono errori che famiglie e imprese stanno pagando — e pagheranno — molto salati.
Come rilevato dagli osservatori internazionali, l’Italia è oggi il Paese più esposto alle crisi energetiche, e quello con le tariffe più alte, proprio a causa di politiche poco attente allo sviluppo delle fonti pulite.