Si sono svegliati in centinaia, alle 5 del mattino, e dal campeggio internazionale per la giustizia climatica “Venice Climate Camp” si sono diretti verso il red carpet del Festival del Cinema di Venezia, che attualmente resta occupato da un migliaio di attivisti contro il riscaldamento globale. Mentre gli occupanti non sembrano intenzionati a lasciare lo spazio occupato di propria volontà e le forze dell’ordine stanno cercando di trattare una ‘resa’, oggi al Lido di Venezia sono attese altre centinaia di persone intenzionate a partecipare alla “Marcia per il Clima” prevista per le 17.

Tra gli occupanti non solo giovani italiani, ma anche delegazioni da diverse parti del mondo, che in questi giorni stanno animando le tavole rotonde e le assemblee del primo “campeggio climatico”, organizzato al Lido da Fridays for Future Venezia e dal Comitato “No Grandi Navi”. Oltre all’occupazione del red carpet davanti al Palazzo del Cinema, “per spostare i riflettori e l’attenzione mediatica di tutto il mondo dalla kermesse all’emergenza climatica”, la marcia di questo pomeriggio è stata lanciata nella giornata di ieri con altre due azioni dirette.
Alle 16 è partito un corteo che si è fermato al molo di Santa Maria Elisabetta dove ha inscenato die-in, con oltre cinquecento persone sdraiate a terra per simulare “gli effetti mortiferi del riscaldamento globale”, contemporaneamente, una decina di barchini si sono diretti in laguna per un’azione di disturbo nei confronti dell’unica grande nave da crociera presente ieri a Venezia, la Msc Lirica, bloccata in porto per oltre due ore dalla presenza degli attivisti e poi partita con la scorta di 15 imbarcazioni delle forze dell’ordine, che per garantire la sicurezza delle manovre non hanno esitato a dirigersi contro le barche dei manifestanti.


“Dal Venice Climate Camp oggi è arrivata la sveglia – spiegano gli attivisti – Il messaggio è chiaro: la terra sta bruciando. Ora è il momento di mobilitarsi, di prendere seri provvedimenti, di reclamare giustizia climatica e sociale”. Rispetto alla contestazione alle grandi navi, per gli attivisti climatici “l’impatto delle grandi navi nell’ecosistema lagunare è uno dei grandi paradigmi che, a livello locale come a livello globale, mostrano chiaramente il nesso tra l’attuale modello e sviluppo di sfruttamento dei territori e la crisi climatica”.

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