Fermata (per ora) la strage di tigli a Belluno, il Consiglio di Stato blocca l’abbattimento: vittoria di Italia Nostra
La strage, per ora, è sventata. Per un’ottantina di tigli a Belluno, in via Feltre, è arrivato in extremis da Roma un decreto che ha bloccato il loro abbattimento. In una corsa contro il tempo giocata sul filo delle ore, a ottenere la sospensione (al momento temporanea) è stata l’associazione Italia Nostra, assistita dagli avvocati Federico Mazzei e Laura Polonioli, che si sono rivolti al Consiglio di Stato con una procedura d’urgenza. Il Comune, infatti, aveva già fissato per lunedì 1 giugno il momento per procedere con l’operazione.
La storia dei tigli di via Feltre a Belluno sta occupando da mesi le pagine dei giornali locali, per la mobilitazione popolare e addirittura per alcune manifestazioni nel corso delle quali tranquillissimi e pacifici esponenti del mondo ambientalista si sono incatenati agli alberi. La decisione di fermare tutto è stata presa da Vincenzo Neri, presidente della Quarta Sezione del Consiglio di Stato, considerando il fatto che l’associazione ha già presentato ricorso in appello contro una sentenza del Tar del Veneto che aveva dato ragione al Comune e alla provincia di Belluno, oltre che alla società Servizi Integrati Bellunesi. Il magistrato romano ha ritenuto di decidere senza il contraddittorio delle parti, in pendenza di un ricorso in appello, considerando “l’estrema gravità e urgenza, oltre al pregiudizio che deriverebbe dall’abbattimento degli alberi”. Se l’1 giugno gli alberi fossero stati tagliati, il danno sarebbe diventato irreparabile.
Ad aprile il Comune di Belluno aveva dato il via al taglio di una prima parte delle piante in una strada dove è in corso una riqualificazione urbana. Un cittadino ha effettuato una donazione di tre milioni di euro per effettuare una serie di interventi, tra cui la sistemazione dei marciapiedi e la realizzazione di una pista ciclabile. Questo comporta però la scomparsa dei tigli. Italia Nostra Belluno e Onda (Organismo nazionale difesa alberi) si sono così rivolti al Tar del Veneto, ottenendo il 30 aprile una prima sospensiva. Si è poi arrivata alla decisione di una settimana fa, quando il Tar ha dato ragione al Comune, respingendo la sospensiva e consentendo all’ente pubblico la prosecuzione del progetto. Gli ambientalisti hanno così presentato ricorso al Consiglio di Stato, ma hanno dovuto prendere atto di una comunicazione proveniente dal municipio, con l’immediata fissazione della nuova data per il taglio.
È stato così inviato un ricorso d’urgenza a Roma, per bloccare tutto. “In poche ore il Consiglio di Stato ha accolto la nostra istanza – spiega Giovanna Cenier di Italia Nostra – altrimenti a che cosa sarebbe servito il giudizio se i tigli fossero nel frattempo diventati legna da ardere? La popolazione sta già sperimentando in via Feltre che cosa significa non avere più un congruo numero di alberi. Le temperature sono torride e la strada è senza riparo dal sole”.