In Sicilia i magistrati non volevano venire. Perchè “o si spaventano o il lavoro era troppo pesante”. Lo raccontava Paolo Borsellino  all’epoca procuratore di Marsala, alla commissione Antimafia il 4 dicembre del 1989.  La commissione di Palazzo San Macuto presieduta da Nicola Morra – con la consuenza del pm Roberto Tartaglia – ha infatti deciso di desecretare tutti gli atti raccolti dalla sua istituzione nel 1962. A cominciare dalle audizioni del magistrato assassinato in via d’Amelio il 19 luglio del 1992. Sono sei le volte in cui Borsellino compare davanti all’Antimafia tra il 1984 e il 1991. 

“È un pò paradossale che la commissione antimafia venga a chiedere quale è la situazione della lotta alla mafia: i magistrati vengono mandati qui di malavoglia, vengono con la valigia in mano da auditori e ripartono appena trovano l’occasione o appena scadono i due anni. L’incentivo non può essere che economico, mi si dice che è allo studio ma da tre anni ma ancora non si hanno notizie”, dice il 4 dicembre del 1989. “Queste – aggiungeva – zone sono periferiche ma non con riferimento alla criminalità. Il mio ufficio, rimanendo identico come personale, mentre prima si occupava di 4 mila processi l’anno, ora si occupa di 30 mila processi l’anno a cui si aggiungono 60 mila dalle procure del circondario. Oggi io ho i 100 mila processi: me li sono guardati tutti, io non mi arrendo”. Due anni dopo, invece, spiegava quale fosse il suo rapporto con la stampa, relativamente alle minacce ricevute: “In Sicilia le minacce che si facevano ai colleghi di Trapani e ai colleghi di Agrigento erano in diretta. Io mi opposi che quelle a noi venissero rivelate perché io dovevo finire le inchieste. Anche se un mio sostituto diceva che dovessero essere pubblicizzate perché così ci proteggevano meglio”.

Montaggio di Alberto Marzocchi e Giulia Zaccariello

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