Dopo la laurea in medicina e nonostante il numero chiuso per l’iscrizione al corso,  per i giovani medici italiani la strada è ancora molto in salita. Anche quest‘anno quasi 10 mila di loro resteranno fuori dalle scuole di specializzazione, costretti ad andare all’estero o a cambiare mestiere. Mentre nei nostri ospedali, che lamentano la carenza di specialisti, i pochi disponibili sono costretti a turni massacranti. Quello dei concorsi per le specializzazioni continua a essere un vero e proprio pasticcio. Più di un migliaio faranno le valigie e andranno a lavorare all’estero. Con uno spreco enorme di denaro, visto che per formare un medico spendiamo circa 150 mila euro di soldi pubblici.

Lucrezia Trozzi, ventiseienne con una laurea in medicina, è portavoce del gruppo Facebook “Giovani medici anti sfruttamento”, che conta ormai quasi 7mila iscritti. “La nostra è una questione di vera e propria sopravvivenza – spiega Lucrezia. –  I concorsi di specializzazione per aspiranti medici sono una giungla, la competizione è pazzesca e pare che ci si inventi di tutto, fino a corrompere i controllori”. Già, perché nessuno vuol restare nel limbo dei non specializzati: c’è chi prova con la corruzione e chi, come Lucrezia, sceglie di lottare per far valere le proprie competenze.  Lucrezia e il suo gruppo di giovani medici hanno alacremente combattuto per ottenere alcune garanzie per evitare la corruzione ma senza riuscirci. Spiega Lucrezia: “Chiedevamo che ci fossero solamente tre grandi sedi (Nord, Centro e Sud) per il concorso che si tiene contemporaneamente in tutta Italia, aule grandi e ben controllate in cui sia difficile corrompere tutti i controllori. Invece, come al solito, ci sono state undici sedi, molte in aule piccole”

Gli inviati di Riparte il futuro, la community digitale italiana che da anni si batte per sconfiggere la corruzione nel nostro paese, hanno incontrato 12 italiani under 40, che hanno deciso di resistere nel paese più corrotto d’Europa, sfidando con coraggio l’immobilità del sistema con attività imprenditoriali, proteste e persino opere d’arte. Le loro storie sono pubblicate ogni due giorni anche su ilfattoquotidiano.it.

Guarda le puntata precedenti:
Nicoletta Scimeca, che a Caccamo, a 17 anni, ha detto no al pizzo
Gli archeologi che dicono no alle mazzette sui cantieri
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Sara e la lotta per una ricostruzione trasparente a L’Aquila

 

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