Allarme caldo nelle scuole italiane: picchi di 32 gradi nelle classi e malori tra gli studenti. I sindacati: “Mancanza di investimenti strutturali”
È già allarme caldo nelle scuole italiane. Con l’arrivo dell’estate le aule scolastiche stanno dimostrando ancora una volta di non essere dei luoghi adatti per fare lezione con temperature che superano i venticinque gradi.
Al Centro e al Sud si sono verificati i primi malori e subito sono scattate le prime polemiche scatenate dai genitori e dal sindacato. “Mentre quasi tutti gli uffici dei luoghi di lavoro pubblici e privati sono dotati di impianti di climatizzazione, le scuole ne sono prive nella maggioranza dei casi”, denuncia la Flc Cgil. Anche il coordinatore nazionale della Gilda Scuola, Vito Castellana, attacca: “Meno del 10% delle classi sono climatizzate. Questo influisce molto sulla didattica, soprattutto perché molte classi raggiungono e superano i 30 alunni”. A dire il vero i climatizzatori spesso ci sono ma solo nell’ufficio del dirigente scolastico.
Intanto, a Jesi, alla nuova scuola media “Lorenzini” di via Schweitzer, da poco realizzata, non c’è l’aria condizionata e così nella mattina di giovedì scorso una ragazza di 13 anni ha perso i sensi durante le lezioni a causa del caldo presente nelle aule.
Non è stato l’unico episodio della giornata: anche altri studenti hanno accusato malesseri e sono stati costretti a lasciare le classi per cercare un po’ di sollievo negli spazi comuni. “Martedì il termometro a scuola segnava 29,7 gradi – ha spiegato la dirigente scolastica al “Corriere Adriatico” – così ho mandato una Pec al Comune segnalando la situazione e chiedendo un intervento, temevo che il climatizzatore fosse rotto. Nessuna risposta”. Nel pomeriggio alcuni tecnici si sono recati nell’edificio per altri interventi e, verificando il sistema installato, hanno accertato che non si trattava di un impianto di raffreddamento ma soltanto di riciclo dell’aria.
A Montecchio, Reggio Emilia, il termometro della scuola ha raggiunto i 32 gradi e alla “Jacopo Zannoni” una ragazza è svenuta. Il problema resta soprattutto in vista degli esami delle terze classi. A Pesaro, invece, c’è chi ha fatto lezione in giardino. A Roma, alla scuola dell’infanzia “Giramondo” si sono registrati diversi malesseri dei più piccoli al punto che i genitori hanno preso carta e penna per scrivere una lettera all’assessore Scuola e Lavori Pubblici del Municipio 2, Paolo Rossi. Nella missiva mamme e papà denunciano “pareti quasi interamente finestrate senza tapparelle, serrande o sistemi schermanti e solo due condizionatori nella sala centrale del tutto insufficienti”.
Ad alzare la voce è la Flc Cgil: “Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, sempre più precoce a causa del cambiamento climatico, migliaia di aule scolastiche italiane raggiungono e superano le soglie di temperatura previste dalla legge. E lo fanno con venti, venticinque, a volte più di trenta studenti all’interno, per almeno sei ore consecutive. Luoghi dove si concentrano decine di alunni per classe e migliaia per edificio vengono esclusi da una tutela che viene garantita a qualsiasi altra lavoratrice o lavoratore”.
La segretaria Gianna Fracassi punta il dito contro il governo: “In questo contesto – continua la nota -, la mancanza di investimenti strutturali per il raffrescamento degli ambienti scolastici non è solo una questione di burocrazia o di bilancio: è una scelta politica. Una scelta che dice molto su quanto la collettività valorizzi davvero il proprio futuro. Serve un piano straordinario di adeguamento climatico degli edifici scolastici, con risorse dedicate nel prossimo ciclo di bilancio; l’estensione esplicita alle aule scolastiche delle norme sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro, con controlli effettivi; il monitoraggio sistematico delle temperature nelle classi durante i mesi di maggio e giugno, con obbligo di intervento al superamento delle soglie di stress termico”.
E sulle risorse messe in campo attraverso il Pnrr Castellana della Gilda ci spiega: “Abbiamo sprecato molte occasioni, molti progetti e risorse potevano essere destinati all’edilizia, realizzando magari interventi più strutturali. Va rivista l’anagrafe di tutta l’edilizia scolastica perché abbiamo più di 40mila plessi che vertono, da Nord a Sud, nella stessa condizione”.