Il latte e i suoi derivati: ovvero come dal latte non si crea solo mozzarella e formaggi, ma una montagna di denaro in contanti, quasi 3 milioni di euro. I soldi, – una parte dei quali sotto a un post-it giallo con un nome – erano nascosti dietro a un muro a scorrimento della lussuosa casa di un ricco imprenditore di Castellammare di Stabia (Napoli). Lui è Adolfo Greco, grosso distributore di latte nel napoletano, in carcere da inizio dicembre con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso per i suoi rapporti con i clan stabiesi che taglieggiavano alcuni punti vendita della grande distribuzione alimentare.

Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito l’identikit di quel nome. E l’origine di quei 2 milioni e 700.000 euro impacchettati e incellofanati in decine di mazzette impilate e in ordine. L’ipotesi è in tre pagine di un’informativa della Squadra Mobile di Napoli, finita sul tavolo del pm della Dda Giuseppe Cimmarotta ed allegata agli atti dell’ordinanza di una quindicina di arresti eseguiti tre giorni prima che in un rione popolare di Castellammare di Stabia si desse fuoco a un manichino con una scritta minacciosa contro i pentiti: “Devono morire così, abbruciati”.

Il nome sul post-it, ritrovato su una fascia di banconote di circa 25.000 euro, corrisponde a quello di un altro imprenditore del latte di un marchio diverso, con il quale Greco avrebbe intessuto relazioni di affari. E si interseca con il modo con cui l’imprenditore stabiese ritenuto ‘amico’ della camorra, avrebbe accumulato in diversi anni questa mole impressionante di denaro liquido. Secondo le fonti consultate da ilfattoquotidiano.it, Greco e altri amici inseriti nel settore caseario avrebbero costruito un meccanismo per riciclare e rivendere ‘senza fattura’ le partite di latte destinate alla distruzione e allo smaltimento. Merce venduta in nero in cambio di contanti irrintracciabili. Quel nome indicherebbe il ‘mittente’ della mazzetta: Greco ne sarebbe stato il destinatario. Un’altra consistente parte della liquidità sarebbe il frutto della riscossione degli affitti non dichiarati di una parte del consistente patrimonio immobiliare delle società di famiglia. Ed infine, ci sarebbe anche un sistema vecchio come il cucco: falsificare in bilancio alcune voci, come quelle delle schede carburanti, gonfiate per centinaia di migliaia di euro ogni anno.

Le cimici della Procura piazzate sotto al tavolo del salotto di casa hanno registrato a lungo i rumori del fruscìo delle banconote e dell’impacchettamento. Ecco perché i poliziotti al momento dell’arresto di Greco sono entrati con la termocamera per cercare dietro ai muri. Erano convinti che avrebbero trovato qualcosa.

I difensori di Greco, gli avvocati Vincenzo Maiello e Michele Riggi, cercheranno quindi di dimostrare che quei soldi sono solo evasione fiscale e non i proventi di affari con i clan. Un modo per nascondere al Fisco una serie di entrate non dichiarate o non dichiarabili. L’udienza del Riesame sul ricorso per chiedere il dissequestro della somma si svolgerà nelle prossime settimane. Quella sull’arresto in carcere si è già svolta e si è conclusa con la conferma del provvedimento del Gip Tommaso Perrella: Greco, che nel 2017 è stato iscritto nel registro degli indagati per associazione camorristica (accusa che però non è compresa tra quelle della misura cautelare), resterà nel carcere di Secondigliano.