IL VIZIO DELLA SPERANZA  di Edoardo De Angelis. Con Pina Turco, Marina Confalone, Cristina Donadio. Italia 2018. Durata: 90’. Voto: 3/5 (AMP)

La foce livida del Volturno in pieno inverno. Una ragazzina nel bianco della prima comunione giace esanime in mezzo all’acqua: sembra un’Ofelia dei poveri, in realtà è destinata a diventare l’indomita eroina de Il vizio della speranza, il quarto lungometraggio di Edoardo De Angelis, film sulla gravidanza come “tempo di resistenza” contro tutto e tutti. Protagonista è Maria, una ragazza poverissima che si scopre incinta mentre sopravvive prestando servizi alla tratta infantile che domina l’esistenza delle miserabili donne della zona. Metaforico dalla prima all’ultima sequenza, vibra di parabole arcaiche e soprattutto cristiche, invocando la speranza come imperativo etico. Ma a differenza dei titoli precedenti del regista casertano  – con in quali comunque condivide i medesimi territori immaginifici e in parte geografici – questo nuovo lavoro appare più incline all’impressionismo che non alla solidità drammaturgica. Certamente i suoi “quadri umani e ambientali” non lasciano facilmente la memoria degli spettatori, ma rispetto alle opere passate si accusa un “vizio di solennità” eccessivo a scapito di altri valori cinematografici. Questo, comunque, non ha impedito al film di raggiungere traguardi e riconoscimenti importantissimi, dal Premio del Pubblico BNL alla Festa del Cinema di Roma alla Migliore Regia e Migliore Attrice al Tokyo International Film Festival.

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Film in uscita, da Il vizio della Speranza a Troppa Grazia: cosa ci è piaciuto e cosa (decisamente) no

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