“Ho visto i tiranti spezzarsi contemporaneamente, poi sono caduti sulla carreggiata, l’hanno fatta salire in alto e dopo si è spezzata la campata”. È il racconto di Maria Marangolo, che al momento del crollo del ponte Morandi si trovava ad una fermata dell’autobus in via Fillak. Era il 14 agosto e a Genova si è verificata la più inaspettata delle tragedie: 38 le persone morte. Marangolo, infermiera della Asl genovese, ricorda che erano precisamente le 11.36 quando è avvento il fatto: “Perché ho ancora il messaggio di richiesta di aiuto che ho inviato a un amico, ed era di un minuto più tardi”, spiega.  La testimonianza della donna arriva dopo giorni di polemiche sulla responsabilità della società Autostrade  e su varie ipotesi formulate sulla causa del crollo. Al momento sono cinque le persone ancora disperse: a cercarli 340 i Vigili del fuoco che scavano tra le macerie.

L’infermiera ha dichiarato di essere intenzionata a testimoniare, se ce ne sarà bisogno, anche di fronte ai magistrati. “Mi sono decisa a raccontare anche se ero shoccata – afferma – perché le vittime meritano che sia fatta luce su quanto successo, ho sentito tante versioni in queste ore ma alcune non corrispondono alla verità”, dice Marangolo. Che ha assistito al disastro mentre si trovava sotto la pensilina della fermata dell’autobus, in cerca di riparo dalla pioggia. “Stavo guardando in alto, proprio verso il ponte, nel momento in cui è successa la tragedia”. E in un attimo ecco il caos: “Tutto sarà durato al massimo 15 secondi”, ha raccontato Marangolo. Quindici secondi che sono ancora, a distanza di giorni, impressi nella sua mente.

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