Il 10 aprile 1991 – 27 anni fa – 140 persone persero la vita a bordo del traghetto Moby Prince, entrato in collisione con la petroliera Agip Abruzzo a due miglia e mezzo dal porto di Livorno. Nelle sue conclusioni la commissione d’inchiesta del Senato scrive: “Durante quelle ore cruciali, prima e dopo il ritrovamento del traghetto, la Capitaneria apparve del tutto incapace di coordinare l’azione di soccorso verso il Moby Prince”. Su questo tema la commissione ha audito anche il capitano Gregorio De Falco, ufficiale della Capitaneria e ora senatore del Movimento Cinque Stelle: “Dopo alcune audizioni mi sono sentito in dovere morale di puntualizzare alcuni aspetti – spiega – partendo dal decreto ministeriale del primo giugno 1978″. Nel 1991 era il decreto di riferimento per il soccorso in mare e prevedeva “che il soccorso fosse fatto dalla Capitaneria per le evenienze meno tragiche, più banali ma che fosse effettuato dall’articolazione della Marina Militare più importante in ambito territoriale, che erano all’epoca gli alti comandi periferici. Sicuramente il comando della Capitaneria ebbe a informare per due o tre volte l’Alto Comando periferico di quanti stava accadendo in rada a Livorno”.

Durante la notte della tragedia il capo della Capitaneria di Livorno, l’ammiraglio Sergio Albanese non ritenne di dover chiedere l’intervento della Marina Militare ma, come spiega De Falco, la Marina Militare in quanto superiore gerarchico rispetto alla Capitaneria “ha un dovere di vigilanza, controllo o sostituzione nei confronti dell’inferiore che si dimostrasse non adeguato, non idoneo o inetto. E questo non è stato fatto”.

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