Poco più di un anno fa aveva di fatto consegnato il suo “tesoro” alla Finanza. Felice Maniero aveva messo fine a uno degli ultimi misteri della mafia veneta: quello del bottino accumulato in vent’anni di scorribande, rapine, controllo del gioco d’azzardo, traffico d’armi e di droga con cui ha terrorizzato il Nord Est. Oggi gli uomini del Nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito un decreto di confisca emesso dal tribunale di Venezia che riguarda tre immobili che si trovano in Toscana, nelle province di Lucca, Pisa e Firenze, e furono già sequestrati agli inizi del 2017. In quell’occasione furono emesse due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un prestanome e di un promotore finanziario. L’anno scorso le Fiamme gialle sequestrarono numerose automobili, due case, a Fucecchio (Firenze) e a Marina di Pietrasanta (Lucca), polizze assicurative, conti correnti bancari e titoli. Tra i beni anche un cavallo.

Qualche giorno fa “Faccia d’angelo” aveva rilasciato una intervista a La Stampa per scoraggiorare eventuali imitatori. “A tutti i giovanotti che hanno l’acquolina in bocca pensando di fare i malavitosi, tanti soldi facili, ‘lo faccio per un paio d’anni, mi arricchisco e poi
smetto’, dico: sarebbe l’errore che devasterà la vita, trascinando dentro tutti i cari che non hanno alcuna colpa’”.

“La parola pentito – spiegava quindi Maniero – la ritengo inesatta e sono convintissimo che nessuno, sottoscritto incluso, abbia iniziato a collaborare con la giustizia perché “unto” da qualcosa. È stata emanata una legge, che dà l’opportunità di avere riduzioni di pena se si collabora sinceramente e sostanzialmente con lo Stato. Credo sia stata molto preziosa nella lotta contro la criminalità. Se tornassi indietro di sicuro non rifarei il criminale. Ho capito – prosegue – che nella vita si possono avere gratificazioni intense con il lavoro e infinite con la famiglia, sempre vicina e in pace. Mi permetto di suggerire una cosa. Se fossi un inquirente darei la misura di sicurezza più restrittiva possibile a tutti i pregiudicati che non hanno un lavoro serio. Se non lavorano come campano? È più che ovvio. Io ne sono testimone, la misura di prevenzione mi tagliava le gambe. Riduceva il mio ambito operativo di oltre il 50%”.

L’ex criminale aveva anche raccontato di provare “un profondo senso di colpa per Cristina Pavesi, la ragazza del treno deceduta a causa del nostro assalto. E provo senso di colpa per il traffico di droga. Mi chiedo spesso quanti giovani siano morti a causa mia. All’epoca diedi il via libera al traffico di stupefacenti perche’ se non lo avessimo preso in mano noi, sarebbero entrati i peggiori criminali, i mafiosi. A noi sarebbero bastate la rapine viste le enormi quantitàdi oro rapinato”.