Il sindaco highlander: resta senatore anche se non è più sindaco
Una piccola preposizione modificata durante i vari passaggi parlamentari ha trasformato in modo decisivo la norma che regola la durata del mandato dei senatori che, si legge nel testo definitivo e che è sottoposto a referendum, “coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti”. Quel “dai” nel primo testo del Senato non c’era, c’era “nei”. Così la fine del mandato dovrebbe seguire sempre quella del consiglio regionale che elegge i senatori. E viceversa i senatori restano tali finché restano in piedi i consigli.

Ogni consiglio, com’è ormai noto, elegge anche un sindaco. E i mandati di Regioni e Comuni non è detto che coincidano. Anzi è più probabile che non coincidano affatto. Così, se il testo costituzionale fosse preso alla lettera, potrebbe capitare che un sindaco resti senatore anche quando ha concluso il suo mandato da primo cittadino perché deve aspettare che si rinnovi il consiglio regionale: sindaco no, ma senatore sì (con altre contraddizioni come il fatto di non avere indennità). L’esempio estremo è se fosse votato al Senato un sindaco in scadenza di mandato: resterebbe senatore per 3-4 anni senza essere sindaco.

Interpretazione benevola: tirandola un po’ per i capelli, la lettura che probabilmente sarà data a questo articolo sarà che il sindaco resterà senatore finché resterà sindaco. Ma anche in caso di decadenza e quindi di sostituzione con un altro sindaco ci sarebbero problemi. Per esempio: con che criterio sarà scelto il sindaco che rappresenta la Regione? Se il sindaco decaduto era di una lista di maggioranza, dove se ne trova un secondo di quell’area politica? Si sceglie tra le opposizioni? E la proporzionalità della delegazione della Regione in Senato? Tutto questo la legge non lo dice.

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