La ri-riforma delle competenze Stato-Regioni. Un po’ gattopardesca
Con la riforma del Titolo V, come dicono gli stessi sostenitori del Sì (Renzi in testa), accentrano di nuovo in favore dello Stato molte competenze. In sostanza si eliminano le competenze concorrenti (dove Stato e Regioni hanno un uguale diritto di legiferare) per ridurre i contenziosi davanti alla Corte costituzionale. In cifre questo si traduce nella riduzione degli elenchi delle materie da 3 a 2 e nell’aumento delle materie di competenza solo statale, da 30 a oltre 50 (in molti casi accorpate nello stesso sotto-comma). Una manciata di materie (una decina) restano invece alle Regioni.

La legislazione concorrente prevedeva che lo Stato definisse i “principi fondamentali” e le Regioni regolassero la materia dentro quei principi. Tutto cancellato quindi, in teoria. Tuttavia per alcune materie statali la dicitura della riforma si limita a attribuire non la disciplina integrale, ma “norme su”, “disposizioni generali e comuni”, “disposizioni di principio“, espressioni generali che danno per implicito l’esercizio in materia delle Regioni. Come sintetizza il costituzionalista Rossi, insomma, “le materie di competenza concorrente, cacciate dalla porta, sembrano rientrare dalla finestra“. La competenza esclusiva, insomma, resterebbe quella di dettare principi, mentre sarebbero ancora le Regioni a disciplinare il resto. “In realtà – ha scritto in questo senso un altro costituzionalista, Luca Antonini – il restyiling costituzionale sarà destinato ad esaurirsi in una mera operazione gattopardesca“.

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