Il referendum sul taglio dei parlamentari, sette governatori regionali da scegliere e anche quattro sindaci di capoluoghi di regione (due sono Province autonome) e 12 di provincia, oltre alle elezioni suppletive del Senato in Sardegna e in Veneto. L’Italia torna al voto dopo il lockdown: le urne rimandate a marzo e poi in primavera per l’emergenza coronavirus si sono aperte alle 7 e verranno chiuse lunedì alle 15. In ballo ci sono la riforma approvata dal Parlamento e rimessa in discussione da 71 senatori, ma anche la guida di Toscana, Veneto, Puglia, Campania, Marche, Liguria e Valle d’Aosta. Oltre alla corsa per il sindaco di Venezia, Trento, Bolzano e Aosta. Risultati che, nell’insieme, possono rinsaldare o far scricchiolare la maggioranza di governo, compatta nel alla riforma che riduce il numero di parlamentari ma che corre quasi sempre divisa nelle sette regioni al voto.

Dove, per cosa e in quanti si vota – Per il referendum costituzionale sono chiamati alle urne 46.415.806 elettori, in un totale di 61.622 sezioni dove sono state predisposte specifiche regole anti-Covid per ogni passo delle operazioni di voto (leggi tutte le norme). I residenti all’estero, che votano per corrispondenza, sono 4.537.308. I votanti dovranno scegliere se confermare o meno la riforma approvata dal Parlamento sul taglio degli eletti, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. Le elezioni regionali interessano invece 18.471.692 di cittadini, mentre le amministrative si svolgono in 957 Comuni e coinvolgono 5.703.817 aventi diritto di voto. Alla chiusura dei seggi, inizierà lo spoglio del referendum seguito da quello delle Regionali. Martedì mattina l’apertura delle urne per le suppletive nei collegi di Sassari e Villafranca di Verona, oltre a quelle che conterranno le schede per il voto dei sindaci dei quattro capoluoghi di regione e dei 12 di provincia (Mantova, Lecco, Arezzo, Macerata, Fermo, Chieti, Andria, Trani, Matera, Crotone, Reggio di Calabria e Nuoro).

Le regionali – I territori chiamati a rinnovare i Consigli regionali sono sette, una sfida che attraversa tutta la Penisola. In Valle d’Aosta – dove la legge elettorale non prevede il voto al presidente – sono in corsa 12 liste. In Veneto invece Luca Zaia viene sfidato da 8 candidati, tra cui Arturo Lorenzoni per il centrosinistra ed Enrico Cappelletti del M5s. Il governatore uscente è favorito, ma deve affrontare anche la battaglia interna tra il risultato della sua lista personale e quella della Lega. In Liguria il centrodestra ricandida Giovanni Toti, che ha 9 avversari e dovrà difendersi da Ferruccio Sansa (Pd e M5s) mentre Italia Viva corre da sola con Aristide Massardo. Diversa la situazione nelle Marche con il dem Maurizio Mangialardi, il meloniano Francesco Acquaroli (centrodestra) e il pentastellato Gian Mario Mercorelli. Scenario simile in Campania: il ricandidato Vincenzo De Luca si ritrova di fronte Stefano Caldoro (centrodestra) e Valeria Ciarambino (M5s).

Occhi puntati su Toscana e Puglia – Stando alle previsioni della vigilia, le regioni più in bilico sono due. Occhi puntati sulla Toscana, dove Eugenio Giani (Pd e Italia Viva) tenta di difendere l’ultima roccaforte rossa dalla leghista Susanna Ceccardi, appoggiata da tutto il centrodestra. Mentre il M5s corre in solitaria con Irene Galletti. La situazione è ancora più ingarbugliata in Puglia, reduce da 15 anni di centrosinistra: Michele Emiliano corre con il supporto di 14 liste contro il centrodestra unito attorno a Raffaele Fitto, già governatore dal 2000 al 2005 e poi sconfitto da Nichi Vendola. Il magistrato antimafia non può contare però sull’appoggio di Italia Viva e M5s: i renziani schierano Ivan Scalfarotto, i Cinque Stelle hanno scelto Antonella Laricchia.

La maggioranza alla finestra – Sulle due regioni considerate maggiormente in bilico ha gli occhi puntati il governo. Una “giravolta” della Toscana e una battuta di arresto in Puglia, nella regione del premier Giuseppe Conte, potrebbero creare tensioni a Roma. Il centrodestra ha già messo in chiaro di essere pronta a premere per un “assunzione di responsabilità” in caso di ampio successo elettorale. Una situazione che potrebbe essere amplificata o depotenziata dal risultato del referendum sul taglio dei parlamentari, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle e appoggiato dalla direzione del Pd. Italia Viva invece ha lasciato libertà di coscienza ai suoi elettori.

La sfida di Venezia – La sfida più importante tra i capoluoghi di regione è quella di Venezia, il comune più popoloso al voto. Il sindaco uscente Luigi Brugnaro punta alla vittoria al primo turno, sostenuto da tutto il centrodestra. Il centrosinistra si è compattato intorno alla figura di Pierpaolo Baretta, sottosegretario all’Economia, una storia di impegno nella Cisl da Porto Marghera alla segreteria nazionale e poi in politica. La coalizione che lo sostiene comprende Pd, Verde progressista e tre civiche. I grillini hanno scelto di non stringere alleanze e corrono da soli con Sara Visman, consigliera comunale uscente. In corsa anche Giovanni Andrea Martini (ex Pd), Marco Gasparinetti (Terra e Acqua 2020), Stefano Zecchi (Partito dei Veneti), il separatista Marco Sitran (Civica Sitran), Maurizio Callegari (Italia giovane e solidale) e Alessandro Busetto (Partito comunista dei lavoratori).

Trento, Bolzano e Aosta – A Trento e Bolzano il centrosinistra affronta una importante sfida: difendere il posto di sindaco in due Province autonome che sono invece governate o co-governate dalla Lega. A Trento (8 candidati) l’ex segretario della Cgil trentina Franco Ianeselli punta a prendere il testimone da Alessandro Andreatta. L’avversario più accredito è Andrea Merler del centrodestra. Mentre a Bolzano (10 candidati) Renzo Caramaschi mira alla sua riconferma alla guida della giunta centrosinistra-Svp contro il candidato delle destra Roberto Zanin. Sei candidati invece ad Aosta. La sfida si prospetta molto combattuta: è molto probabile che al primo turno nessuno raggiunga il 50% dei voti e che si debba andare al ballottaggio (il 4 e 5 ottobre) La maggioranza uscente – composta da Partito Democratico, Union valdotaine, Alliance valdotaine e Stella alpina – propone il ticket formato da Gianni Nuti, ex dirigente regionale, e da Josette Borre. Diviso il centrodestra: da una parte la Lega Vallée d’Aosta che presenta come candidato sindaco l’architetto Sergio Togni, dall’altra Forza Italia e Fratelli di Italia che candidano il commercialista Paolo Laurencet.

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